Scientology, Euskal Herria, la salsa di pomodoro

Se scientology non è una religione, ma una filosofia religiosa, ciò che sto per enunciare non è scienza, ma semmai un pensiero scientifico.

Perché ci sono dei fatti, delle certezze empiriche, che però nessuno si è mai speso di documentare e legittimare in quanto verità assolute.

Di questa famiglia di circostanze appartengono:

– Quella misteriosa legge per cui col tempo, le stringhe degli anfibi tendono a regolarsi in modo asimmetrico e sproporzionato, fino ad obbligarti a girare quella (immensamente) più lunga fino a tre volte intorno alla caviglia, per cercare di annodarla a quel moncherino che è rimasto dell’altra estremità.

– La maledizione femminea per cui, quando si hanno le mestruazioni, si ha pure la diarrea.

– L’infausto destino per cui quando sei in ritardo, ti accorgi di non avere benzina nella macchina, soldi in tasca e che il tuo telefono (privo di credito) ha pure la batteria scarica.

– Il mistero per cui la salsa di pomodoro (la stessa salsa, la stessa marca, comprata allo stesso supermercato) col tempo diventi acida e che il non-noto formaggio delle pizzette del reparto “pane fresco”, tenda invece a scomparire.

E qui, come si suol dire, si prendono due piccioni con una fava, perché con questa intro, ci piazzo una doppia recensione e cioè quella della salsa di pomodoro “Nostia” della Lidl e delle pizzette “Il Pane di Penny” * del Penny Market.

SALSA DI POMODORO NOSTIA DELLA LIDL.

Acidité

Cosa: Passata di pomodoro

Nome: NOSTIA

Prezzo: 0,29 € (!!!)

Tra i pensieri scientifici (robe che sono verità empiriche, ma non legittimate dalla ricerca scientifica) di cui sopra, ci metto pure il fatto che non riesco mai a ricordarmi il nome di questa salsa e che perservero a chiamarla “Donostia”, che sarebbe il nome basco di San Sebastian, e ogni volta che apro un brik mi metto a cantare “Gora Euskadi Askatuta” dei Vento Dall’Est.

Mistero, dopo mistero, la salsa Donostià (parappappapaaa…) che costa solo 29 centesimi -quando per esempio quella più economica dell’Esselunga, ovvero la passata Esselunga, costa 0,65 €- ha ottenuto persino l’approvazione degli uomini della mia vita e cioè mio padre e il mio moroso che, seppur in modo diverso, hanno entrambi un’ossessione nei confronti della pummarola.

Mio padre (che non vuole vedere mezzo grumo di soffritto o pezzo di pomodoro nel sugo-e così pur’io-) c’ha tutta una serie di prove scientifico-organolettiche per capire se una salsa è buona, tipo pulirsi la bocca col tovagliolo e vedere se lascia giù la vernice o se è mediamente naturale. La salsa (Do)Nostia NON lascia giù la vernice sul tovagliolo.

Il mio moroso, che è meno “scientifico”, non perde tempo e la beve, così cruda di frigo e affida all’interpretazione tipo oracolo dei muscoli della sua facccia, il responso. Se torce il grugno fa schifo e con la passata Nostia, non ha torto muscolo facciale.

Ma tutto questo era il passato(della passata), perché col tempo la salsa Do-Nostia mi è diventata acida, ma così acida, che la si usava solo per fare la salsa piccante ai peperoni per i nachos.

Cosa è successo? Perché eri tanto buona ed economica ed ora sei acida e insostenibile, come quando la Padania e i padani si mettono sullo stesso piano dei Paesi Baschi e delle popolazioni basche?

PIZZETTA PANE DI PENNY DEL PENNY MARKET

pizzetta!

Cosa: Pizzetta “fresca”

Costo: 0,75 €

Dove: Penny Market

E per finire, tra i pensieri scientifici (robe che sono verità empiriche, ma non legittimate dalla ricerca scientifica bla blabala) di cui sopra, ci metto le pizzette del reparto “panetteria” dei supermercati-discount.

MISTERO N°1

La mia storia personale con suddette pizzette è iniziata con quelle della Panem dell’Esselunga e lì finì, poiché le reputai ignobili.

Mi fa schifo il pomodoro a pezzi, mi fa schifo il pomodoro freddo, mi fa schifo il pomodoro acido.

Mi fa schifo quel formaggio che, se la mozzarella fosse un animale, verrebbe estratto dallo zoccolo o dalle corna.

Mi fa schifo l’impasto gommoso che per mandarlo giù, devi per forza bere.

Mi fa schifo l’unto stagionato nella confezione di plastica.

L’unica cosa che apprezzavo era la parte sbruciacchiata e cangerona, che conferma quella famosa verità assoluta per cui tutto quello che è buono ci conduce più velocemente alla morte.

Tutte le pizzette sono uguali, che siano di marca o del discout. Fanno tutte schifo. Eppure continuo a comprarle appena ne vedo una, perché la pizza è come una religione e a me pare che a non dargli speranza, sia un po’ come bestemmiare.

MISTERO N°2

Perché se compri le pizzette a Gennaio, ci trovi, chessò… 30 grammi di formaggio (allo zoccolo di mozzarella) e se la compri a Marzo, ce n’è la metà?

Sarà forse che Panem, Pane di Penny e chi per loro, a Gennaio fanno gli sboroni e poi, per punizione divina, finiscono in miseria?

Che poi alla fine, dandogli una scaldata, non sono affatto male. A parte la sete demoniaca che ti pergeguiterà per tutto il giorno.

Pace & Bene.

Ciao & Amen.

* se leggendo “Il Pane di Penny”, avete sghignazzando pensando a giochi di parole zozzi e lubrichi, dovreste vergognarvi.

Come è altresì vero, che se avete per davvero letto “il Pene di Penny”, sappiate che c’è qualcosa che non va in voi.

Anche se messa così, “Il Pene di Penny”, sarebbe un bellissimo titolo per un film tipo “Boys Don’t Cry”, o una storia di trans ambientata nella campagna inglese dei primi del ‘900.

D.O.D CONSIGLIA

by on 3 Ottobre 2011
Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Nel 2019 sono usciti i due romanzi "I mortificatori" per Agenzia X e "Brucia le vecchia" edito da Bookabook. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine, cantato e sbraitato. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Nel 2019 sono usciti i due romanzi "I mortificatori" per Agenzia X e "Brucia le vecchia" edito da Bookabook. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine, cantato e sbraitato. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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