…E così, hai voluto figliare (parte prima)
Dovrebbero modificare la dicitura della Treccani, e specificare che la gravidanza altro non è che una fase di sperimentazione straight edge con parenti, amici e sconosciuti che ti strofinano la pancia come se portasse fortuna e fa a gara a raccontarti le esperienze partoriali più splatter. Non ce ne frega un cazzo, mannaggia al Dio degli inglesi, e pure al vostro! Perché, dico, perché godere sadicamente delle smorfie d’orrore generate dai vostri resoconti usciti da un film di Cronenberg? Fatevi i fatti vostri, datevi all’uncinetto, fate le marmellate, ma perdio, basta narrarci di come i vostri pargoli idrocefali vi hanno dilaniato la vagina.
Nove mesi di “Ti devi riposareee!!!” alternato a “Quand’ero incinta ho lavorato fino al settimo/ ottavo/ nono mese/ e mio figlio neonato mi aiutava a compilare il 730” martellati da annunci mirati sponsorizzati sui social di Mammine Iperperformanti che fanno workout gestazionale e healthy schiscette per diventare toniche come dei lanciatori di martello georgiani. Che anche lì, già sono stati troppi mesi senza salumi e alcool, se avessi preteso dal mio corpo anche una prestazione da atleta, a ‘sto punto mi ci sarei dedicata prima, senza la scusa di farmi ingravidare (poi vorrei vedervi, con l’acido solforico che vi sale per l’esofago, la nausea, la debolezza, il diabete gestazionale e gli sbalzi della tiroide, che voglia vi verrebbe di fare le sgallettate uscite da una pubblicità di Monika Sport).
Per fortuna, il tacito accordo fra me e Figlia ha fatto sì che mi beccassi solo una parte degli effetti collaterali del Miracolo della Vita™ (oppure era il malessere di scrivere una tesi magistrale, chi lo sa). Finora, avere una neonata di quattro mesi non è poi così male, è come vivere con una versione estremamente carina e tascabile di GG Allin.
(In casa ho quella a sinistra)
Chiaro che ogni bimbo è a sé, ma dal momento del parto, il mantra della mia è stato: “mangio fino a svenire, cago, se non cago, urlo” confermando la Legge di Lavoisier.
L’adorabile pompa idrovora con la soglia della tolleranza di Pol Pot davanti a un nobile ben pasciuto comunque dimostra una certa personalità: adesso come adesso ci vedrà pure quanto Enrico La Talpa, ma ha già imparato a riconoscermi e a salutarmi da mesi con dei forti rumori di suzione che mi fanno automaticamente sentire come se avessi un campanaccio al collo.

Il passato remoto di fare
- 💩💩💩💩 ½ /5
- Prezzo: 5, 79€
- Quantità: 56 (taglia 3)
- Composizione: senza lattice, profumi e lozioni
- Traspiranti e dermatologicamente testati
Fa molta specie passare da recensire birre che sanno di acqua del Gange a scrivere di pannolini mentre I. mi tira i capelli sorridendo, ma che vuoi farci, è la vita, anche i metallari crescono e si ritrovano con la casa invasa di sonagli e tutine 3-6 mesi che non andranno mai bene al momento giusto, perché i neonati si allargano e restringono come il cicles, passando dalla forma di un supplì a quella di Manute Bol a vent’anni.
Pussa via borghese, eccoti il tuo Reinheitsgebot!
Nonostante le buone intenzioni nell’utilizzare i pannolini lavabili (consiglio di prenderli di seconda mano o di noleggiarli, perché non sono per tutti), ogni tanto bisogna fare il dito medio alla Madre Terra e riempire il mondo di ulteriori bigné di plastica farciti di merda; quantomeno, che sia alle condizioni di noi poveri sfigati con l’ISEE dickensiano e la coscienza sporca! Noi genitori con l’ansia ecologica e il senso di colpa siamo il target ideale per il perfido greenwashing di Lidl e i suoi pannolini del marchio proprietario Lupilu, dedicato ai prodotti per l’infanzia, che ammiccano tra la penultima e l’ultima corsia, verso le casse.
Dicevo che ormai faccio parte della setta dei pannolini lavabili: come quella della coppetta mestruale, chi vi entra poi non farà altro che parlarne con toni eccessivamente entusiasti, tipo telepredicatore. Sono fighi, sono pratici, di notte sono il massimo perché assorbono molto, non puzzano e sono pure esteticamente carinissimi. Purtroppo, però, non si possono utilizzare sempre.
L’unica mia necessità è tenere a mente che, su una media di cinque-sei pannolini al giorno, almeno due saranno usa e getta, perciò mi serve una confezione che duri circa tre settimane, per fare fronte anche alla fuga più infingarda, e poterli tirare fuori alla bisogna quando sono in giro (vi sfido a portare i lavabili in borsa, da usati e col caldo hanno lo stesso effetto dell’agent orange). Potrei migliorare, certo, ma facendo troppo spesso la spola fra una regione e l’altra, non mi posso permettere di lasciare i lavabili nel cesto del bucato a macerare.
Da qualche anno, la regola aurea di Lupilu è la presenza della Quota Colorata Rassicurante™ sulla confezione. Siccome prima ritraevano solamente pargoletti usciti dal Progetto Lebensborn, la toppa è stata apporre il visino giocondo di un bimbo cinese sorridente, talvolta ce n’è anche uno nero con dei prevedibili ed etnicamente variegati capelli afro E POI BASTA, perché forse i sudamericani, gli indiani, eccetera sono troppo speziati e poi si perde quell’effetto Oliviero Toscani che ci fa sentire tutti più inclusivi, ma senza spaventare gli elettori del PD.
Dai, versity!
Sono comodi perché come molti pannoli moderni hanno la striscia rilevatrice e a ogni pisciata si gonfiano come la pappagorgia di un cardinale, sono regolabili facilmente e, cosa importantissima, non irritano le regali terga di Figlia, che non sta mai ferma.
Fermo restando che mi auguro un pronto spannolinamento entro il 2027, perché il pensiero di lasciare un bambino a marinare nelle proprie feci per ore mi fa rabbrividire, il rapporto qualità/prezzo è assolutamente vincente.
E tu, amico lettore, che ormai leggi di pannolini anziché scorrerti la recensione di un disco dei Minor Threat, forse perché vuoi bene a DOD, o perché sei finito nel terrificante e bellissimo tunnel della genitorialità, com’è stato ritrovarsi adulti?
Torneranno i tempi dei concerti, caro padre incaricato d’addormentare l’infante, torneranno le birre con gli amici, cara madre col figlio a tracolla! Se sarete fortunati, anche la vostra progenie ai concerti sarà serena come Buddha – con le cuffiotte antirumore, però – e magari fra qualche anno ci troveremo con la schiena rotta a sbadigliare alle 21:30, con le bestie che girano come dervisci cocainomani. Loro così, e noi vecchi, ma ancora cattivi.

