È facile coltivare pomodori se sei #femminista

Direi che è facile coltivare pomodori se sei #femminista e ci metto il diesis davanti (come dice Satana) perché il femminismo è una roba, e poi c’è il #femminismo e quel cancelletto sta ad indicare la differenza tra prendere posizione e mettersi in posa, tipico di quel femminismo bianco, pseudo-istruito (celo, celo) e benestante (manca).

Insomma, ho due spunte su tre per essere #femminista, ma l’essere nata in una famiglia normale e non aver mai fatto la scalata sociale, mi rende soltanto femminista e non #femminista e chiedo scusa per questo, ma in compenso coltivo pomodori e questo mi viene più facile grazie agli hashtag delle campagne più in auge del #femminismo bianco e borghese.

Indi per cui se siete qui perché volete comprendere qualcosa sul #femminismo o sulla coltivazione dei pomodori siete nel posto sbagliato. Perché faccio cacare in entrambi i campi, ma siamo qui per imparare neh?

#freethenipple

E niente… potrei agganciarmi al marciume apicale o “culo nero” cioè quella patologia in cui la parte inferiore e puntuta del pomodoro diventa piatta e marcescente. Il marciume apicale del pomodoro è  dovuto alla carenza di calcio e risolvibile buttando gusci d’uova triturati o con un concime specifico come questo. Ma la verità è che nel video non ho il reggiseno e quindi va bene così.

Nel video non sono manco truccata. E quindi mi gioco anche #nomakeup #natural #justme

#nowax #hairygirls #noshavenoshame

La sfemminellatura dei pomodori consiste nell’imporre dei canoni estetici alle piante di pomodoro. Si tratta in poche parole di dover staccare i peli (i butti, le gettate, i germogli, le foglioline) che crescono nei bivi tra due rami che, nel gergo tennico, si chiamano ascelle.

Un sinonimo di sfemminellatura e scacchiatura. Un altro ancora è castratura. Insomma, potete decidere se chiamarli butti, bastardi, femminelle o cacchi – sì, esattamente come quel “che cacchio vuoi” – poiché apprendo solo ora che:

Cacchio /càc·chio/ 
sostantivo maschile
1. Getto infruttifero di una pianta coltivata.

    Ma ne converrete che non può essere una cosa bella se la si chiama così. Eppure dobbiamo cercare di fare uno sforzo semantico e accettare che staccare i butti alle piante di pomodoro è utile perché:

    • Eliminare i rami non produttivi per far concentrare le risorse sui rami dotati di fiori/frutti
    • Far ossigenare la pianta e ridurre la diffusione di contaminazioni di schifi conseguenti agli assembramenti di foglie umidicce e malaticce.
    • Far passare i raggi del sole nel momento in cui dovranno maturare i pomodori fino agli sgoccioli della stagione pomodorifera.
    • Agevolare la raccolta. Sia per quanto riguarda l’aspetto quantitativo che quello degli sbatty: le piante di pomodoro sanno essere un tale casino di grovigli e caos che nasconde preziosi pomodori negli anfratti, popolati da ragni e cimici in agguato pronti ad infilarsi nei capelli e nel decolté.

    #BraFree #NoBra

    La legatura dei pomodori consiste nel fare ciò che il patriarcato e la moda fanno alle donne da secoli e secoli e secoli. Che siano bustini in stecche di balena che ti shakerano gli organi interni, che siano piedi fasciati, che siano tacchi; la più grande forma di violenza – persino più della fasciatura dei piedi delle bimbe nella lontana Cina – che si possa imporre a quella cosa brutta che sono i piedi, che sono brutti, ok, ma davvero dobbiamo infilarli in quei cosi scomodi, che sono i tacchi, quando nel mondo esistono gli anfibi e le ciabatte? I pomodori vanno legati per evitare che si sviluppino in orizzontale raso terra come tette – se ce le hai – che seguono le leggi della natura e guardano in giù assecondando la gravità, perché:

    • Se i pomodori si sviluppano in orizzontale vanno ad invadere tutto l’orto autoriproducendosi per propaggine in un caos indistricabile in cui poi diventa pure difficile l’operazione di pulizia del terreno.
    • I pomodori che crescono raso terra sono più suscettibili (come Napoleone e Silvio) agli schifi che salgono dal terreno come malattie e lumache.
    • L’eccessiva prolificità tipica della pianta di pomodoro potrebbe portare a rami dal carico eccessivo di foglie e frutti e alla conseguente rottura dovuta dal peso.

    Il mio consiglio, frutto di errori pregressi, è quello di usare dei laccetti elastici e di non stringere troppo. Consiglio inoltre di ripetere l’operazione ciclicamente via via che la pianta cresce.

    E con questo ho finito di scrivere tutto quello che ho scoperto sulla coltivazione dei pomodori.

    by on 12 Giugno 2023
    Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Nel 2019 sono usciti i due romanzi "I mortificatori" per Agenzia X e "Brucia le vecchia" edito da Bookabook. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine, cantato e sbraitato. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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