Gianna e i biscotti Favorina: label without a cause

Label without a cause

 

Cosa: Biscotti di pasta frolla al cocco

Brand: Favorina

Dove: LIDL

Costo: 2,49€

Che poi verrebbe da chiedersi come mai i rappresentanti delle forze armate* si siano più offesi per essere stati etichettati come maiali e non nell’atto di menare fortissimo a morte dei tizi diversamente caucasici.

*E le chiamo forze armate perché è quello che sono, (almeno qui in Italia,  fossimo negli States in cui il monopolio della violenza è un cicinin messo in discussione dalla diffusione sconsiderata di armi e ciccia malsana, il discorso sarebbe diverso) e non le chiamo forze dell’ordine perché mi sta antipatico come concetto. Come se loro fossero gli unici capaci di mantenere questo presunto ordine che nei fatti è irreale, ché senza le guardie sarebbe il caos (e non l’anarchia – badate bene) e che non esiste possibilità alcuna che la cultura, l’empatia, il mutuo-aiuto,  l’educazione civica e civile, la costante lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze, il buon vino e i film che fanno piangere e la consapevolezza di appartenere ad un ecosistema fatto di COSE… non generino una sufficiente tensione verso quell’ordine che tanto rimane comunque utopico anche coi manganelli e le manette e le prigioni.

Il punto è che i maiali sono animali bellissimi e molto intelligenti che hanno una cattiva fama (o una brutta etichetta) perché – in questo ecosistema sghembo e antropocentrico – sono stati messi dall’uomo nel posto sbagliato.  E non lo dico io che sono politicamente più propensa a voler più bene ai porci che ai poliziotti – così come preferisco le galline ai sales account, ma è il Paese Reale che lo dice. Avete mai sentito barzellette sui maiali?  Io no. Però in questo Paese c’è una vera e propria scuola di barzellette sui Carabinieri. Così per dire. Facciamocele due domande.  Però da qui ad arrabbiarmi con la Gianna perché è specista e che usare le bestie come offesa è da brutte persone, ce ne va, eh… impariamo a contestualizzare le cose, perdinci.

Ma è altresì vero che ho sempre avuto un feticcio particolare per la Gianna che risale alle cassette che ascoltavo sulla Croma del Walter (mio padre) durante la transumanza semestrale in Salento, grazie alle quali ho acquisito alcune skills come dormire in qualsiasi posizione su qualsiasi mezzo in movimento e odiare tenacemente Astor Piazzola e i virtuosismi dei chitarristi acustici tangueri-flamencosi. Dalle 13 alle 15 ore in macchina ad ascoltare quelle 8 cassette dalle etichette scritte a mano e sbiadite (Lucio Dalla, Battisti x 2, Astor Piazzola, Tubular Bells, i Mamas & Papas, Simon & Garfunkel e Gianna Nannini) e a me da bambina la Gianna piaceva un sacco. E quindi sono di parte.

Il problema è -ma dai- l’Italia e quell’etichetta di “ROCKER ITALIANO” che presumo esista solo qui e in qualche comunità ortodossa pacchero-valdese new age in cui ROCK è fondamentale costituito da tre-quattro elementi:

  • Presenza di un chitarrista sprecato
  • Cantante che farfuglia quando parla
  • Una percentuale al di sotto del 33,3333% di canzoni d’amore sull’intero repertorio
  • Far parte della Nazionale del Cuore

E quindi niente… stiamo qui ad indignarci perché una cantante che dovrebbe essere ROCK, guarda caso, non fa altro che indignarsi (sebbene in modo specista, – 5 punti militant a Gianna, ahi ahi ahiai) contro le guardie che, se si indignassero per le cose giuste, forse avrebbero meno la coda di paglia. Il punto è che certe etichette è proprio difficile togliersele di dosso, soprattutto quando l’etichetta è l’essenza stessa della vera verità profonda.

 

Guardate per esempio i biscotti Favorini del Lidl e quella maledetta etichetta storta. Ma puoi essere così stronzo da mettere l’etichetta così storta? Perché? Perché io mi devo svegliare la mattina e davanti al mio tazzone di bevanda vegetale e caffé, indignarmi per questo disagio asimmetrico? Non sono manco malaccio questi biscotti (anche se preferisco quelli allo zenzero) sottili, delicatini, teneri come cuccioli di maiale, ma quella sbirromaiale di etichetta storta mi faceva partire male la giornata. E così li ho dati alle galline. FUCK.

 

 

by on 17 Gennaio 2021
Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Nel 2019 sono usciti i due romanzi "I mortificatori" per Agenzia X e "Brucia le vecchia" edito da Bookabook. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine, cantato e sbraitato. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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