St3pny, le palle di grasso, semi e autosabotaggio.

Parliamo di St3pny e Guardia di Finanza. No, parliamo di videogiochi. 

Quando giocavo a non so quale gioco con il Nintendo PS (o il tablet tarocco dei cinesi?)  – credo qualcosa tipo C.S.I. – per poter ottenere un mandato dovevo mettere insieme tre elementi. Dovevo provare che il presunto assassino avesse un legame con la vittima (e un movente), con il luogo del misfatto e con l’arma del delitto. Ottenute queste tre cose potevo avere il mandato. Le mie più grandi intuizioni – i miei rari e sporadici colpi di genio – sono arrivati nel medesimo modo. Dalla combinazioni di tre o più idee confuse che, messe assieme, producevano un senso.

Ora io vado a riportare alcuni dei dettagli apparentemente privi di qualsiasi nesso come imbuti, cazzi di gomma, soya, inchini e pernacchie, ma che in realtà mi hanno fatto capire una cosa assolutamente vera e spietata come il più efferato dei crimini. Procediamo.

  1. Ho appena letto di questo YouTuber di nome St3pny – come diavolo si legge? – che è accusato dalla Guardia di Finanza di non aver pagato le tasse per cifre che io non metterei mai da parte, manco lavorando tutta la vita senza spendere niente, ma proprio niente, e succhiando l’acqua della rugiada dagli steli d’erba.
  2. Ho cambiato da poco casa e ho un meraviglioso ciliegio in giardino con una casetta per gli uccelli e ci vanno i merli, le cinciallegere, i pettiorossi i passerotti e i tordi a mangiare delle palle di grasso e di semi che vendono al Lidl.
  3. Me la sono dimenticata. C’era una terza cosa, ma me la sono dimenticata. Improvviso. Sempre nel suddetto giardino ho i panni stesi da una settimana.

Cosa lega questi tre fatti apparentemente senza nesso logico? Come taccuino, stipite, Ursula Andress, compensato e finocchio?

3. Iniziamo dal terzo punto che è il più facile – sebbene lo abbia inserito a caso – e cioè il fatto che venerdì scorso ho fatto il bucato, l’ho steso al sole e sabato mattina stavo andando a ritirarlo quando mi sono detta “Toh, non c’è manco una nuvola in cielo! Teniamoli ancora un po’ a prendere aria!”. Per poi uscire e venire risucchiata da un buco nero fatto di sbattimenti, una pizza e due caraffe da un litro di birra e dei nuvoloni cattivissimi che mi hanno obbligato a trangugiare tipo imbuto il MIO litro di birra e a una conseguente rovinosa ritirata che si è conclusa davanti al vetro del balcone a contemplare i miei panni (che erano già praticamente asciutti) fradici e pesanti come il fardello di colpa di Raskol’nikov. 

Questa non è la mia mano né tantomeno la mia tovaglia

2. Presa dalla frenesia naturalistica dell’impatto zero, ho pensato che era un po’ una stronzata dare da mangiare agli uccellini una roba che è avvolta in una rete di plastica che poi imbriglia i cavallucci marini e li fa crescere deformi, che è raccolta insieme ad altre palle di grasso e semi dentro a un sacchetto di plastica a TOT chilometri di benzina inquinante da casa mia. Mi sono detta “Toh, troviamo dei sistemi alternativi e amici dell’ambiente” e leggo che alcuni mettono le arachidi, o spagnolette americane (con il guscio), direttamente nella casetta e pare che le cinciallegre & co. ne siano ghiotte. Il risultato? A pettirossi & co.  non piacciono le spagnolette, ma piacciono ai corvi a cui, però, piacciono di più le ciliegie e per di più spaventano i piccolini ciuffolini come le cinciallegre. E quindi adesso ho tutte le ciliegie ammaccate e i corvacci giganti che fanno l’happy hour nel mio giardino.

 Il punto è che c’è un momento preciso della mia vita in cui io divento vittima e carnefice di me stessa a causa di complessi riti di autosabotaggio. Di solito coincide con il mio dire “Toh!”.  Stai cucinando una cosa e sta andando tutto benissimo e a un certo punto dici “Toh, perché non aggiungere lo zenzero alla carbonara?” e mandi tutto a schifìo. E lo sai, cazzo, che stai facendo una puttanata. Eppure lo fai. Perché?  Perché ti vuoi male. E qui arriviamo al primo punto:
Ho fondato questo blog quando non esistevano influencerz, web star, food blogger e manco i social media manager. Ne hanno parlato praticamente tutte le testate nazionali, sono andata diverse volte in tivvì, ne è venuto fuori un libro e quindi io mio chiedo: PERCHÉ SONO ANCORA POVERA?? Quando è stato che ho detto “toh” e non sono entrata nel magico mondo in cui questo blog mi avrebbe reso ricca ed evasora? Quando????

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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