Ginsostenibile leggerezza dell’etere

Antiabortisti della sbronza, scoperte piacevoli e la maledizione dei postumi a trent’anni.

In questo articolo non si parlerà di minerale griffata, mollate i forconi.

Avrete notato anche voi, acuti osservatori del veloce incedere del degrado morale di questa società malata, che la gentrificazione ha colpito pure i piaceri della carne, inquinando le abitudini di noi popolani con nomacci altisonanti ed inglesismi blasfemi (non “panino col Lampredotto”, ma “sandwich gourmet”, non “chioschetto del Lurido”, ma “street food”, roba che farebbe salire la cinghiamattanza e il Quisibeve anche a Gesù Cristo). Questo abominio si è esteso, ovviamente, anche alle bevande, dando il via alla moda delle bibite risvoltinate e, per estensione, dell’hipsteria da superalcolico.

Fuori dal mio sacrosanto diritto di sbronza (brutta).

Sottofondo: Statuto – Rabbia & Stile

Il vanto dell’essere araldo della vita da discount è quello di potersi fregiare di uno status di inattaccabilità dalle intemperie, dal capitalismo e dall’effetto delle birracce che san di succo di Eternit sgasato e alluminio. È sempre stato così, dai tempi della birra Birra e di quella con l’euro che ride marchio MD (allora LD). Lasciateci il nostro sacrosanto diritto di sbronza imbruttita, senza fronzoli, senza abbellirci le lattine con fregnacce e grandi ritorni. Non ci frega, Signor Finkbräu, Paul è morto e il rilancio del Suo prodotto non può più riempire il vuoto dei nostri cuori.

Più luppoli che anima

Sottofondo: Bluvertigo – Sono=sono

Lasciando che il Signor Poretti esaurisca la scorta mondiale di luppolo alla banca dei semi sulle Svalbard, ho riscontrato un interessante trend nel discount del mio cuore (LIDL, ndA), registrando un’intensa attività del settore Ricerca & Sviluppo di nuove combinazioni etniche e papillari. Birra dell’Oktoberfest in pieno agosto, Pale Ale inglese prodotta in Sassonia? Sono vostra.

Gli utenti del discount, ormai, non sono più gli studenti o i subumani precari, adesso ce ne sono altri, con delle pretese, eccome. Loro non si accontentano del succo Puertosol fatto con arance spagnole e lavoro minorile, loro vogliono sentirsi coccolati come se fossero in un (perdonate la parola) supermercato tradizionale. Che cazzo ci fai all’Eurospin, se poi ti lamenti che gli spaghetti si scuociono a guardarli? Questa è la Corea, sorella, mica l’Esselunga. Oltre questi tornelli è Pyongyang e se non ti va bene vattene, qui non si fanno prigionieri.

Appartenenza

Sottofondo: Prozac+ – Angelo e Nada – Amore Disperato

Mi duole ammettere che la mia rigidità va pari passo con l’avvicinarsi alla soglia dei trent’anni, un tempo sarei stata più democratica, ma l’anzianità mi avvicina al cinismo e all’ortodossia, come un cane che ringhia quando percepisce un pretendente al suo osso preferito. La verità è che non c’è nulla di male alla progressiva raffinatezza dell’offerta dei nostri baluardi, perché, come vale per di diritti civili, la presenza di alternative alla mia Weltanschauung non toglie legittimità alla mia posizione. LIDL presenta il proprio Retsina imbottigliato in provincia di Bergamo? Devo accettare e tollerare che si possano fare strappi alla regola. E che a volte sia bello pensare di potersi permettere delle illusioni un po’ borghesi, come se fossimo degli adulti veri.

La recensione

Sottofondo: The Men That Will Not Be Blamed For Nothing – The Gin Song, Sting – Shape of My Heart, Stereophonics – Maybe Tomorrow

Prodotto: Hampstead London Dry Gin

Luogo di produzione: Germania

Grado alcolico. 40% vol

Prezzo: 4,99€

Distribuzione: LIDL

Voto: 3,5/5

Non mi sono mai fidata dei superalcolici da discount, soprattutto dopo la disastrosa esperienza col CARCIÒ, liquore simil-Cynar, la cui mera esistenza è un insulto verso tutto quanto di bello e puro esiste a questo mondo (tipo la chitarra di Dominic Miller negli album di Sting), trincato caldo durante un festival metal in agosto e passato di mano in mano con semisconosciuti, nella migliore della tradizione del contagio della mononucleosi. L’esperimento col liquido mefitico mi ha resa molto cauta nei confronti di tutto ciò che esula da birra e vino nell’ambiente del discount, perciò l’avvicinamento a questa bottiglia è stato dettato da consigli esterni, tra i quali la determinante recensione di Randy, alcolista scafato, che sul sito Boozism.co.uk ne ha tessuto le lodi inaspettate.

Mezzo litro a meno di cinque euro, l’Hampstead London Dry Gin mi chiamava a sé come sirena di omerica memoria. Test su pista eseguito col mio ragazzo all’inaugurazione della casa nuova, come esimersi dal farlo provare agli amici? Giunge il periodo degli inviti a cena, test su strada, amici entusiasti, serate carichissime, ne prendiamo due, tre altre bottiglie. Fila tutto benone, finché alla cena con i miei amici non decidiamo di ascoltare la nostra sete, e svariate bottiglie di birra, vino e gin dopo, ci ritroviamo a brindare col bicchiere della staffa a base di assenzio olandese. Da lì, una discesa verso l’annichilimento a caduta verticale. Mi risveglio e mi sento Mike Bongiorno, ma quello di oggi, morto e stramorto dal 2009.

Cerco di alzarmi appellandomi al senso del dovere, all’orgoglio, all’etica lavorativa. Niente da fare, mi faccio schifo e cedo, maledendo l’incapacità di autogestirmi e ripetendomi che non avrei bevuto fino al mese successivo. Sapete come vanno a finire queste cose.

Dopo aver spergiurato la mia avversione nei confronti di tutti i derivati della vite, del ginepro e dell’anice, ho raccolto le membra e le facoltà mentali per poter analizzare il prodotto protagonista di questa rece.

Allora, partiamo dal fatto che questo gin è sorprendentemente buono. Voglio dire, cosa cazzo ti aspetti da una bottiglia che viene 4 euro e 99 centesimi IVA inclusa ed è venduta insieme al sapone di Cars e ai taralli gusto cenere? E invece. Invece è veramente buono, un aroma agrumato e delle note di testa (guarda mamma, come quelli veri!) abbastanza presenti, che non fanno pesare un contenuto alcolico che, benché in linea col resto dei gin in circolazione, in condizioni di distillazione approssimativa causerebbe mal di testa e nausea. Il gusto dell’Hampstead London Dry Gin fa mangiare la polvere a marchi celebri come Lario’s e Gordon’s, catapultando il gin (anglo)tedesco in una categoria ben superiore a quella cui i già citati fanno parte. Con l’Indian Tonic fighetta del LIDL è la morte sua, una scorza di lime e due cubetti di ghiaccio e sei più in pole position di Guido Nicheli.

Occhio però, ché questo gin fischia giù come acqua fresca e all’improvviso ti ritrovi ad abbracciare il water prima di aver detto “Raw Power”.

 

Spamma ovunque, dai!

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