Il bagigio è come il pit: va bene solo se benefit o conquistato.

Parliamo di Iron Maiden, classi sociali, cane mangia cane e finali a scelta come nei libri game. 

  • Cosa: Mix frutta secca
  • Nome: Nuts Berries / Grains / Fruits / Exotic
  • Cognome: Alesto
  • Dove: LIDL
  • Prezzo: meno di € 1 a confezione

Succede che a Giugno sono andata a sentire gli Iron Maiden ad un giga mega festival a Firenze. E siccome sono una pessima rivoluzionaria incoerente e poser, io volevo a tutti i costi spendere quei venti euri in più per essere nel pit e stare lì sotto quell’anziana signora di Dave Murray (non ricorda un’anziana signora inglese a cui piace parecchio il gin e dire le parolacce?), Bruce, Steve e tutti gli altri. Volevo vedere da vicino i pupazzi, i fuochi d’artificio e vedere davvero come fa a vivere un uomo senza naso (Nicko). Avrà problemi di respirazione come i carlini? Se corre rischia di morire?

Ma i biglietti per il pit sono finiti subito. E forse era giusto così. Dopotutto non ho mai neanche voluto studiare in università private e i ricchi mi stanno antipatici.  Io, tra i privilegiati, mica mi sento a mio agio. Vale meno di venti euro la mia coerenza? Mi chiedevo guardandomi allo specchio e assomigliando sempre di più ad una volpe che rinuncia all’uva diffondendo una bufala circa il fatto che quell’uva sia acerba.  “Sai che ti dico – mi disse il gatto, amico della volpe, in un corto circuito di favole con la morale – noi il pit ce lo conquistiamo!

Sveglia all’alba. Vestiti da scemi che vanno a fare un safari nel parcheggio di un centro commerciale. Senza eye-liner, anelli coi teschi e borchie e armature che ci proteggono dalla mediocrità. Panini con la finta carne e la finta mayonese e il finto formaggio nella borsa frigo. Bottigliette di acqua ghiacciata e crampi del primo giorno devastante di ciclo mestruale. Ché nulla ha a che fare con questa rece, ma le bestemmie, signora mia (Dave Murray), le bestemmie che non ho tirato nel cambiare assorbenti in cessi chimici che trattenevano il calore e l’odore dell’equivalente di 4 generazioni di metallari…

Arriviamo un’ora prima dell’apertura dei cancelli per metterci lì in coda e dire che sì, cazzo, noi ci meritiamo il pit perché varda che sbatta che ci siamo fatti. Aspetti e aspetti e aspetti, ti sequestrano pure la crema solare e i tappi di cerume dalle orecchie e passi le successive 9 ore sotto il sole spietato toscano con birre annacquate a € 6 e quei maledetti token al posto degli euri. Perché sì… quando entri ad un festival entri in un mondo a parte. Una città-stato con regole precise, una moneta propria e con classi sociali ben distinte. Ma non puoi fare la rivoluzione perché SAI a cosa vai incontro quando vai ad un grosso festival. Non ti aspetti le pacche sulle spalle, la non poi così scontata sensibilità su certi tematiche e i prezzi popolari di uno spazio occupato. Ed è una forma di contratto non scritto: nel momento in cui pago quasi 70 euri per vedere gli Iron Maiden ad una giga-festival non mi metto a rognare perché suddetti festival sono trappole succhiasoldi. Ma gli euro potrebbero essere anche 15 e il festival potrebbe essere organizzato nella Bassa in un agriturismo affittato. Se sono contraria ai concerti punk fuori dagli spazi occupati, posso anche fare una cosa incredibilmente rivoluzionaria: NON ANDARCI.

Ma tornando agli Iron…. Non me la posso prendere col potere e allora che faccio?  Sto lì mezza brilla, cotta da un turno lavorativo di sole e con un’incudine al posto dell’utero e verso le 21 guardo, uno dopo l’altro, quegli stronzi privilegiati che mi passano davanti coi loro braccialetti speciali per accedere nell’olimpo di quell’ippodromo che puzzava di cacca di cavallo: IL PIT. E li odio tutti, merda… Li odio davvero perché non si meritano di essere lì. Perché tutti gli sbatta che mi sono fatta valgono mooolto di più di quei venti euri che hanno tirato fuori nel comfort dei loro account paypal… Ed ecco che accade: senza rendermene conto, non troppo lentamente, mi trasformo in un mostro. Non c’è difetto fisico che non noti in questa sfilata dello sfoggio del loro privilegio. Non c’è pettinatura che non giudichi ridicola. Quelle ginocchia, diamine, sono palesemente mal assortite! E quei gomiti troppo poco asimmetrici. Si sa che l’eccessiva simmetria crea artificiosità e freddezza nel sistema corpo umano. Perché la bellezza danza con grazia in bilico su un filo invisibile teso tra la perfezione e la deformità, il vuoto e la pienezza, l’ordine e il disordine, la simmetria e l’offesa degli occhi degli ossessivi compulsivi. La bellezza è un mix di tanti diversi elementi e le mille e una possibilità che ne possano derivare come un anacardio (no, non è la bestemmia che ho tirato nel cambiarmi un assorbente nel cesso chimico a + settordicimila gradi Celsius), un gelso, una bacca di goji che sposano le dolcissime grinze dell’uva passa nel mix di frutta secca violetto del Lidl. (violetto come una banconota da € 500 che noi povery non abbiamo mai toccato).

O della nocciolina, la bacca di goji (santa santissima bacca goji che fa bene a tutto ma non ho capito come e perché), la mandorla, e i semi di zucca e girasole del mix di frutta secca verdosino del Lidl.  (verdosino come una banconota da € 100 che raramente noi proletari tocchiamo con mano).

Ma c’è la mandorla, la nocciola, ritroviamo l’uvetta e ci sorprende l’ananas disidratata del mix rossiccio del Lidl. (rossiccio come la banconota da € 10 che è la metà del mio budget per la spesa base – mangiare, pulire e pulirmi tipo – alla settimana).

Ma concludiamo con la nostra vecchia cara amica (come quella vecchia cara amica cantata in Come As you Are da Kurt Cobain) uva passa, che qui incontra la nocciolina e il fratello maggiore anacardio in una gang bang dal gusto tropicale grazie alla papaya disidrata del mix giallino di frutta secca del Lidl. (giallino come una banconota da €200 che è il budget delle mie vacanze quest’anno).

E ringraziate, voi privilegiati del PIT,  che quei suddetti posti che dovrebbero avere una certa sensibilità su certi temi, mi hanno fatto capire che la gente – se vuoi offenderla – al massimo gli puoi dare del fascista o della merda.  O del fascio di merda. E che mai e poi e poi mai, insulterò qualcuno per il suo peso, colore, sesso, altezza, purezza dell’epidermide, irsutezza, calvizia, claudicanza, devianza. Sebbene sia innegabile che quelle scarpe di quello stronzo che sta entrando nel PIT siano palesemente consumate in modo disomogeneo. E uno che va in giro con le suole delle scarpe consumate in modo asimmetrico non si può meritare il PIT più di me, solo perché ha pagato più di me. No Signora (Dave Murray) mia, no no!

Ora non so come proseguire tutto questo. Ci sono due variabili….

PRIMA IPOTESI DEL NOSTRO LIBRO GAME

SIAMO TUTTI BUONISTI / PURE I RAZZISTI GUARDANO I PORNI INTERRACIAL

Faccio mea culpa sul fatto che ho odiato i privilegiati del pit e non i padroni. Cane mangia cane e intanto la classe dominante banchetta sui nostri resti. Siamo diventati un paese razzista di merda, perché LORO ci mettono uno contro l’altro ma in fondo in fondo sappiamo che il bello è la varietà di culture, tradizioni, etnie*… esattamente come nelle confezioni di frutta secca del Lidl.

* (ed è successo che in Calabria i migranti naufraghi siano stati aiutati dai bagnanti e forse c’è speranza, una scollatura tra la narrazione tossica dei media e quello che uno scrive su FB augurando la morte a Bambi, ma poi quando te lo trovi lì – davanti a te – diventi più buono degli elfi di Babbo Natale e allora forse c’è speranza e infatti ho pianto tantissimo).

SECONDA IPOTESI DEL NOSTRO LIBRO GAME

SIAMO TUTTI DEI POVERI STRONZI / GLI ARRAMPICATORI SOCIALI HANNO SOLO BISOGNO DI COCCOLE

Partendo dal presupposto che gli unici insulti accettabili (oltre a fascista) hanno a che fare con la merda (sei uno stronzo, fai cagare, merdaccia!) potrei fare una riflessione filosofica secondo la quale indipendentemente dalla differenza di classi sociali (nella vita ci sono anacardi arroganti, papaye opportuniste, uve passe sfortunate e gelsi discriminati) tutto finisce sempre in merda e vivere è merda e a parte quelli che muoiono in differita (#Marchionne) non è che cambi un granché tra il pit e i posti normali, perché dietro di noi c’è il tir refrigerato di vetro di Virgin Radio con dentro Ringo che fa ciao e lo stand della BMW che se ti rendi ridicolo facendo finta di suonare forse ti regala il diritto ad accedere al PIT – ed io c’ho pensato cazzo, di elevarmi socialmente in questa città-stato che è stato il concerto degli Iron Maiden, di rendermi ridicola per andare lì a vedere una diavolo di diavolo gigante sputafiamme e…. RUUUUNNNNN TOOOO THEEE HIIIILLLSSSS.

A voi il voto.

 

 

 

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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