SOIA DE’ – la spesa è un Bildungsroman, ma tu sai ancora una sega.

Alla ricerca dei sostituti honesti del latte vaccino.

Prima o poi arriva il momento in cui ti sforzi d’essere una persona adulta – solitamente alla soglia dei trent’anni – quando cominci a sentire l’alito caldo della vecchiaia, che sa, almeno per me, di caramelle Spicchi di Agrumi, quelle che ti davano le suore e avevano la stessa consistenza del travertino. Accade quando cominci ad avere discussioni alla pari con gente nata dopo il ’97 (“gente”?! le persone nate dopo il ’97 sono feti, FETI, perdio!), e tua madre smette di regalarti maglioni: ti regala direttamente l’occorrente per sferruzzare.

Meno sbronze, più ore di sonno, cineforum impegnati (poco importa se hai trascorso le notti delle ultime tre settimane facendo binge-watching di The Man In The High Castle[1] e di video su come modificare mobili IKEA che non metterai mai in pratica) e appunti di buoni propositi, da persona matura che si allena, mangia sano…quelle robe lì, insomma.
Conseguenza diretta di questa epifania è la posa da Pensatore di Rodin che molti twentysomething da discount assumono di fronte al banco frigo.

Che cos’è la spesa, se non un’iniziazione alla maggiore età, un’agoghé verso il mondo adulto? Così, come nel Viaggio dell’Eroe di Vogler, si possono distinguere diverse fasi del procacciamento del cibo nell’era moderna.

  • La chiamata dell’Eroe, detta anche “fase del mezzo limone e della carota ammuffita nel frigo”;
  • Il richiamo dell’avventura. “Pensa, stasera potrai avere una vera cena“;
  • L’Eroe riluttante. “Okay, ci vado domani e oggi pulisco casa, eccome se la pulisco. Uuuuh ma cosa vedo, un video di Corgi che annaspano nella neve!”;
  • Incontro col mentore. “Pronto, Mamma. Certo che le mangio le verdure, (apre con mestizia lo sportello del frigo) … ne ho giusto qualcuna da finire”;
  • Prova centrale, ossia “cercare di infilare con ostinazione tutti i prodotti nella borsetta”;
  • Ricompensa (prospettiva del cibo);
  • L’Eroe mette in pratica ciò che ha imparato. Mai fare la spesa nell’ora di punta. L’Eroe giura che non aspetterà mai più così tanto per fare la spesa. L’Eroe mente.

Hai davvero bisogno di quei Fetta al Latte tarocchi?
Non sarebbe meglio comprare un formaggio che non sembri un derivato del petrolio?
Perché insisti? Lo yogurt all’ananas non ti piace, resterà nel frigo finché non ti chiederà il motorino! 
Smettetela di dirmi cosa devo fare[2]! Sono una persona indipendente! Sicura delle mie scelte!

Forte delle personalità multiple sviluppate nel peregrinare tra diverse corsie, la mia spesa si divide tra Cose Che Renderebbero Orgogliosa Mia Mamma e Questo Sarà Il Nostro Piccolo Segreto, come mostrato nella diapositiva n°1.
Dovendo fare i conti con portafogli e aspirazioni etiche da consumatore informato, mi ritrovo a percorrere un tracciato che sarebbe bellissimo poter guardare dall’alto, evidenziato da una linea a colori fluo; ripasso davanti agli scaffali, penso, ripenso, prendo, metto via, confronto le etichette, dimentico cosa ho appena letto, compro prodotti che ho già, me ne rendo conto a casa, faccio autocritica sui miei acquisti di pancia. Tipo la scorsa settimana.
Durante una fuga all’Eurospin, dove ho lasciato il cuore – capitemi, c’erano i MALTESERS[3] e per i motivi sopra citati ho tenuto la linea della morigeratezza, ne ho comprate soltanto tre confezioni – ho preso distrattamente anche il latte di soia, (quello vaccino non mi fa impazzire, poi si sa mai che mi viene l’autismo e devo passare sei mesi ad acqua e bicarbonato). Sono riuscita ad azzerare il ricordo della spesa precedente una volta uscita dall’adiacente Prix, (altra catena di discount per connoisseur del degrado), e raggiunta la macchina, mi sono accorta della presenza di un’altra confezione di latte di soia.
Così, mi sono costretta a scrivere una recensione-tenzone sui due prodotti messi a confronto. Autoammenda punitiva.

CRITERI DI VALUTAZIONE

Sapore/odore: qualora io decidessi di comprare qualcosa di aromatizzato, non dovrà risultare stucchevole. L’odore deve essere onesto, il sapore deve seguire l’impronta olfattiva.
Consistenza: non acquosa, ma nemmeno deve ricordare il Mississippi descritto nella Paperdinastia.
Origine ed ingredienti: vengono premiate la provenienza bio od equosolidale e la dicitura chiara della composizione del prodotto.
Packaging: deve contenere informazioni dettagliate su contenuto, come smaltire la confezione e dove è stato prodotto l’articolo.
 

BON&SAN – Soia Naturale

 
Sapore/odore: 4,5/5
Consistenza: 5
Origine ed ingredienti: 4,5/5
Packaging: 3
“Hang the copy, hang the copy, hang the copy…”
Parafrasando gli Smiths, chiunque decida di chiamare la propria azienda BON&SAN nel 2018 merita l’esecuzione nella pubblica piazza per oltraggio al name branding.
Tutto sommato, un prodotto onestissimo, che premia un packaging scarno puntando su un’etichetta chiara ed un prodotto buono e saporito il giusto.

FIOR DI NATURA – Bevanda alla Soia

Sapore/odore: 3,5/5
Consistenza: 3
Origine ed ingredienti: 3/5
Packaging: 4

Drizzate bene le orecchie quando si parla di “bevande a…”, perché il discorso può  degenerare aprendo la Bocca dell’Inferno, anche se non vi trovate a Sunnydale.

Non basta mettere qualche civettuolo baccello di vaniglia a fottere le mie papille gustative , caro il mio Signor Fior di Natura. Nel complesso il sapore è buono, ma la sensazione è quella di sorbire un frappè all’Arbre Magique con un casuale contenuto di soia.
Gli ingredienti sono elencati, ma non specificati nell’origine, e la consistenza è quella del latte vaccino allungato con l’acqua e la bustina del preparato per il budino alla vaniglia disciolta dentro.
Ah, la confezione diceva chiaramente che la bevanda fosse aromatizzata, ma io sono masochista.

RIFLESSIONE FINALE

 
Vince con largo distacco il Bon&San, reperibile nei punti vendita Prix ad un prezzo compreso tra l’euro e l’euro e mezzo.
Un racconto come questo vorrebbe una morale, un raggiungimento di consapevolezza, no?
No. Noi millennials, vituperati da una società vecchia e poco avvezza alla seduzione dell’incertezza, non impariamo. Noi livelliamo. Perciò, amici quasitrentenni, übertrentenni e qualcosaventenni, non siate come me.
Non fate gli stronzi e scrivetevi ‘sta cazzo di lista della spesa.

[1]Serie della Madonna di Amazon, tratta dall’omonimo romanzo di Philip Dick.

[2]VI PREGO, DITEMI COSA DEVO FARE!

[3]Con i Maltesers, scoperti durante il mio soggiorno in Inghilterra, ho un rapporto simile a questo.

Spamma ovunque, dai!

Lascia un commento