I mobili delle nonne morte, le tette grosse e i cani brutti.

Lavorare tanto non è figo. E vi spiego perché. Cioè… non credevo ce ne fosse il bisogno, ma a quanto pare ve n’è…

Fin dalla fondazione di questo sito siamo stati mossi da un principio, un ideale fortissimo: il rivendicare i discount, lo spendere poco – con spirito avventuriero, ma consapevole – e il rifiuto dell’esibizione oscena e barzotta del lusso e la ricchezza posticcia.

Diventare ricchi per noi non è figo. Non ci interessa far carriera, guadagnare trolley di danari, vestire bene o andare in vacanza in posti fighi. A noi ci piacciono le cose brutte e i bar di merda coi tossici e i tagliagole che non hanno mai visto una cravatta a parte quella del loro avvocato, che anch’esso ha una faccia da tagliagole, ma sbarbato e con la cravatta.

Anche perché quello che questa sgradevole società turbo-capitalista considera bello e figo e accettabile, di solito è brutto, esagerato e forzatamente distintissimo da ciò che la Dea Madre ci ha donato.

Pensate ai cani e le tette, per esempio. Che se lo dici così, ti verrebbe da pensare a cose bellissime. I cani e le tette, ma pensate ai cani considerati fighi e le tette considerate fighe. Cani minuscoli o deformi che non possono partorire naturalmente. Tette enormi e dure come palloni da rugby su corpi anoressici in una cacofonia che la natura non potrebbe partorire e manco pensare per un discorso legato alle proporzioni. E non che alla Dea Madre Terra non piaccia scherzare con le proporzioni… a me per esempio non ha fatto i piedi. Ho il 36 di scarpe per 1,75 m di altezza. Praticamente vivo in bilico.

In bilico, così nello spazio così come su quello spartiacque che divide il vintage dal vetusto. Il brutto insalvabile dal così brutto che diventa bello. Dall’economico all’auto-annichilimento e no, non dirò mai “poverata”.

Perché, scherzi a parte, io non riesco ad immaginarmi nulla nella mia vita che giudicherei una “poverata”. Tutto è bellissimo e sbrilluccica ai miei occhi, indipendente da quanto voi possiate considerarlo troppo marrone, troppo rotto o troppo pericoloso… 

LIVE FAST DIE YOUNG!

Che sia quella presa del 1932 che il mio compagno, che di nome fa Satana, mi ha obbligato a buttare! O la mia defunta Panda che i miei mi hanno obbligato a cambiare. O la mia defunta cucina marrone col forno rotto e il frigo con le fughe di gas – che puzza di cavolo decomposto a non aerare la stanza – persino quel lampadario che fa i diti medi, che ho recuperato dalla cantina dei miei. Talmente brutto, già negli anni 70 – epoca di grandi brutture come sapientemente celebrato da queste immense pagine su Facebook – che i miei genitori si rifiutarono di usare, sfidando la pericolosissima arte dell’offendersi e di mettere il muso, tutta meridionale, dei parenti che glielo regalarono.

 

Andando al sodo della questione: io ho arredato casa adottando mobili marroni e concepiti durante il ventennio fascista, che si trovavano in case curate e amate fin dai tempi della dittatura da vecchine – che furono madri e mogli di famiglie numerosissime – ormai defunte o in ospizio. E compreso nel pacchetto “mobili marroni” c’erano anche i ricordi narrati di quei nipoti o figli che se ne stavano liberando per affittare o stabilirsi in quelle case. Quello che c’è da fare per arredare una casa a costo quasi zero è:
-avere amici che abbiano voglia di aiutarti
-avere amici col furgone che abbiano voglia di aiutarti
-avere l’internet o amici che abbiano sia l’internet che la voglia di aiutarti
vai sull’internet e ci sono millemila siti tipo Subito o simili o gruppi di facebook in cui regalano cose. Ed ecco che mi improvviso interior designer e vi arredo casa. Sì, proprio adesso. Proprio ora. Cronometro alla mano, in meno di dieci minuti.

Partiamo dalla cucina.

Notare la lodevole schiettezza del non perdere tempo neanche di girare la foto. Indice che Giusy ha davvero frettissima di liberarsi del mobilio. Probabile che, pur di sgomberare tutto, vi rifilerà pure una poltrona o delle sedie o un portaombrelli e l’abat-jour. Costo = € 1.

Procediamo con il resto della casa.

Ovvero il soggiorno

Questo è davvero un pezzo imperdibile. E c’è pure la poltrona. Non fatevelo scappare. E no… non è potenzialmente una bomba se lo scartavetrate, lo decoupaggiate o lo shabbychicchizzate. …è già un bomba così. Quella fantasia floreale tappezzante e conturbante – cosa avrà visto quella fodera, eh? cosa avrà visto? – quelle forme barocche del legno tarlato. Tunnel infiniti scavati nel profondo da bestiole voyeurz e custodi di saperi ormai dimenticati. Un consiglio? Inserite la poltrona in un angolo con una lava lamp (€ 10), una statua trash recuperata in qualche mercatino o a casa di prozia Elenuccia (come nel mio caso). Tutto ciò sotto il vostro altarino della dea di riferimento.

E così… senza colpo ferire andiamo di:
televisore (gratis),
– e di solidità lignea e curve cristalline di questi retro-futuribili mobili per il soggiorno (prezzo trattabile, ma l’annuncio è datato 2011… faccio questa supposizione: se sono ancora disponibili ce li si porta via in cambio di una seduta di circa 15 minuti di ascolto finto-interessato su quanto fosse buona la nonna sepolta).

Non avete voglia di ascoltare e mercanteggiare? Questi sono tutti gratis. Oltre che maledettamente belli.

Andiamo rapidamente in camera da letto

e ammiriamo questo camera in radica, dio che bella la radica, e stringiamo fortissimo gli occhi e speriamo, preghiamo, imploriamo che ci regalino pure quel copriletto pelosino bianco e candido, pronto ad accendere il nostro desiderio peccaminoso, come solo un copriletto che è stato steso sotto gli occhi della Madonna e di Gesù per un trentennio riesce a dare. Questa camera è tutto ciò che una persona dovrebbe desiderare nella vita. C’è la radica, ci sono gli specchi. Ci sono le linee retro-future / essenziali che come in ogni ciclo che si rispetti di ogni avanguardia, hanno fatto tabula rasa tra un eccesso e l’altro, diventando loro stesse eccesso – nello svuotamento – esattamente come quando si butta fuori l’aria dalle guance per preparaci a fischiettare una melodia nostalgica alla Indiana Jones.

Ed ecco… la casa è pressoché fatta con una manciata di banconote. Sarà unica. Avrà personalità. Le maggior parte delle persone non apprezzerà e vedrà, in quell’abuso di marrone, una pesantezza tutta bizantina. Ma a noi non ci interessa piacere agli altri. A noi non piacciono quelle cose che piacciono gli altri.

E all’ikea ci andiamo solo per comprare gli shottini di liquorini ai legni. Anche se sono passati di moda e non ci sono più. Però sapevano di trucioli che era una meraviglia.

 

P.S. Sapete cos’è un’altra roba che non è per GNENTE gagliarda, ma tremendamente noiosa? Voler sempre e comunque distinguersi. Essere sempre “la voce fuori dal coro”. Essere i critici dei critici. I più cazzuti tra i cazzuti.

Toh… c’è un certo numero di persone che sta facendo-dicendo qualcosa… a no, io sono più intelligente e integro di tutti e no, guardatemi! Guardatemi! Pure io ho qualcosa da dire di così fine e provocatorio e controcorrente che no, non mi può andar bene di tacere una volta – una sola cazzo di volta – nella vita.

Ma che bello sarebbe se la noia e la spocchia di taluni individui passasse davvero di moda. Quest’attitudine di cazzutismo teorico sa degli estremismi tutti borghesi di tette posticce e cani minuscoli e deformi. Io leggo certe robe e me le immagino dette da un pincher nano toy microbo tutto tremori e spreco di emissioni sonore. No alla noia, sì alla radica.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. Cura la fanzine NIHILISMI e partecipa al collettivo anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando.

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