Coco Rico: da Rio a passi di samba

Coco Rico

San Bassano (CR), Italia.

“Brown! Dannato figlio di puttana! Come cazzo gli sarà venuto in mente di scrivere quella recensione di merda? Ci ha rovinato! Adesso nessuno comprerà più le nostre Honey Balls. Eppure io ve l’avevo detto. Quelle palline di miele sono disgustose. Almeno mettiamogli accanto un testimonial come si deve. E invece no! Voi avete voluto puntare su quell’orsetto obeso. Altro che miele! Sembra che, da quando è nato, non faccia altro che ingozzarsi di lasagne. Ma come si fa? Dico, come Cristo si fa a fare una stronzata del genere? Porca troia!”
“Potremmo cambiare testimonial.”
“Macché! Sarebbe come darla vinta a quel Brown. No, Sabelli. Preferirei tagliarmi le palle piuttosto.”
“E allora ritiriamo il prodotto dal mercato.”
“Paone, ma che è pazzo?”
“E se facessimo visita al nostro scribacchino da quattro soldi? Magari, con le parole giuste, potremmo convincerlo a scrivere una rettifica.”
“Naaa! Non se ne parla nemmeno, Gambucci. Peggioreremmo solo la situazione. E poi la frittata ormai è fatta. Serve un’altra idea. E in fretta.”
“Be’, io pensavo che…”
“Signor Busilacchi! Nel suo contratto da stagista c’è forse scritto che lei può anche pensare?”
“No, be’, è che io…”
“La smetta di balbettare, Busilacchi! Stavo scherzando. Sentiamo piuttosto cosa ha da dire.”
“Ecco… sì, be’, si potrebbe trasformare questa nostra, diciamo, debolezza in un punto di forza.”
“Si spieghi meglio, Busilacchi.”
“Sì, insomma, lei, pochi istanti fa, ha detto di aver usato uno sfigato come testimonial, giusto?”
“Sì. E allora?”
“E allora perché non cerchiamo altri testimonial sfigati da affiancare ai nostri prodotti?”
“Ma che razza di idea è mai questa?”
“Lo lasci parlare, Minardi.”
“Sì, mi scusi direttore.”
“Prego, Busilacchi. Continui pure.”
“Grazie direttore! Sì, insomma, prendiamo come esempio L’Isola dei Famosi. Tutti i concorrenti sono dei grandissimi sfigati, eppure la trasmissione ha successo. Anzi, è proprio perché i concorrenti sono degli sfigati che ha successo. Perché la gente gode delle disgrazie altrui. E allora tanto vale accontentarla. Troviamo dei personaggi strambi, brutti o alla deriva e facciamoli diventare i nostri nuovi testimonial. Se siamo noi i primi a prenderci in giro, le persone avranno molta più simpatia nei nostri confronti. La gente ama chi sa ridere di se stesso.”
“Busilacchi, non avrei mai pensato di poterlo dire, ma lei mi ha convinto. Anche perché idee migliori di questa, al momento, non ce ne sono. E comunque peggio di così non può andare. Quindi attiviamoci. I nostri nuovi cereali al cacao aspettano solo di essere messi sul mercato. Qualcuno di voi sa già chi proporre come prossimo testimonial? Busilacchi?”
“Be’, secondo me uno che potrebbe fare al caso nostro ci sarebbe…”

***

Rio de Janeiro, Brasile.

Volete sapere perché ho deciso di ammazzarmi? Be’, immaginate di essere uno dei pappagalli più amati di Rio e che un giorno, così, all’improvviso, vi proponessero di diventare la mascotte ufficiale dei prossimi mondiali di calcio in Brasile. Vi sentireste il pappagallo più cazzuto di tutto il fottuto pianeta. Ecco, io mi sentivo esattamente così. Almeno, finché non è capitato il fattaccio.

Tutto è successo due anni fa. Due anni fa non mi sarei mai puntato una pistola alla testa nel cuore della notte. Certo, due anni fa ero anche un altro pappagallo rispetto a quello di oggi. Ero un ballerino di samba ai tempi e potevo anche permettermi di guidare uno spider e avere una gran sventola seduta sul sedile del passeggero. Ma a quei tempi non ero ancora andato a letto con una pappagallina minorenne. E da allora la cosa mi ha causato qualche problemino con la giustizia e non solo con quella. Ho perso la mia famiglia, la mia casa, il mio lavoro e, ahimé, anche l’opportunità di diventare la mascotte ufficiale dei mondiali di calcio. Per chi non lo sapesse, il mio posto è stato preso da un dannato armadillo di nome Fuleco. Lui.

Fuleco

Quelli del Ministero dell’Ambiente non aspettavano altro. Dopo lo scandalo della minorenne, hanno fatto carte false per avere quel mammifero al mio posto. Naturale. Un animale in via di estinzione fa sempre presa sull’opinione pubblica. Il fatto poi che abbiano destinato solo una minima parte degli introiti del merchandising per il suo salvataggio è una cosa marginale, che sono certo passerà presto nel dimenticatoio. Politici! Individui inetti senza passione. A loro non frega un cazzo dei problemi della gente, figuriamoci di quelli di noi animali. Gli importa solo di tenere il loro culone flaccido incastrato nella poltrona di qualche ente pubblico. Il resto conta zero.
Comunque, la questione mi tange poco oramai. Tra qualche secondo premerò il grilletto di questa pistola e boom! Ci vediamo tutti all’inferno.
Dai, facciamo partire il conto alla rovescia.
Tre.
Due.
U…
Driiin!
Cazzo! Proprio adesso dovevano decidere di telefonarmi? Chi cavolo mi cerca a quest’ora della notte? Spero sia per un motivo importante, altrimenti m’incazzo sul serio.
“Pronto? Sì, sono Coco Rico. Chi parla?”

***

Roma, Italia.

Prodotto: Cioko Smile
Marca: Porta del Sole
Discount: Tuodì
Prezzo: 1,59 euro/375 g

Qualche anno fa, un ostello di Amsterdam si fece conoscere in tutto il mondo attraverso una campagna pubblicitaria molto originale. Questa.

Hans Brinker Budget Hotel 1  Hans Brinker Budget Hotel 2

Hans Brinker Budget Hotel 3  Hans Brinker Budget Hotel 4

Gli annunci che vedete propongono un’immagine terribile dell’ostello, rimarcata tra l’altro dalla colorita descrizione riportata sull’homepage del sito Internet dell’albergo: “L’Hans Brinker Budget Hotel è orgoglioso di deludere i suoi clienti da quarant’anni. Pago del suo comfort paragonabile a una prigione di minima sicurezza, l’Hans Brinker offre anche un po’ d’acqua nei tubi e una mensa ad orari discontinui che serve un’ampia gamma di prelibatezze a base di uova sospette”. Eppure, grazie all’estrema autoironia dei suoi proprietari, l’Hans Brinker è riuscito nell’intento di diventare uno dei più frequentati alberghi al mondo.
A distanza di anni, una piccola azienda lombarda sta adottando più o meno la stessa strategia per rilanciare la sua linea di prodotti. L’azienda in questione è Porta del Sole. Sì, proprio quella Porta del Sole che ho avuto modo di recensire nel novembre dello scorso anno. L’articolo fu una vera e propria stroncatura, bisogna ammetterlo. A distanza di qualche mese, però, devo in parte ricredermi. Le Honey Balls Porta del Sole rimarranno pur sempre delle porcherie immangiabili, ma il mio punto di vista sul brand che le produce è notevolmente cambiato. Porta del Sole, posso dirlo senza indugio alcuno, è un’azienda composta da professionisti con le palle fumanti, gente che ha coraggio, che vuole sperimentare. Non sarà un caso, del resto, che per il lancio dei loro nuovi cereali al cacao, i Cioko Smile, questi geni del marketing abbiano deciso di continuare a cavalcare l’onda di quella strategia comunicativa apparentemente suicida, ma che nasconde invece un’idea brillante, destinata alla longevità: l’autoironia. Perché ci vuole un mucchio di autoironia per svelare così apertamente tutti i propri difetti. E ci vuole altrettanta ironia per decidere di affidare l’immagine del brand a dei testimonial così sfigati.
Se l’orsetto delle Honey Balls mi è sembrato a prima vista un patetico ciccione che farebbe di tutto per il vile denaro, Coco Rico, il pappagallo dei Cioko Smile, è a tutti gli effetti il personaggio meno indicato per parlare alle famiglie e, in particolare, ai bambini (vedi sopra). Eppure, malgrado la sua pessima reputazione, Coco Rico è riuscito (non si sa come) a far fare ai Cioko Smile quel salto di qualità che i dirigenti di Porta del Sole gli chiedevano. Perché, bisogna ammetterlo, quando ci si ritrova davanti allo scaffale dei cereali e si deve scegliere tra i tanti prodotti esposti, quel cazzo di Coco Rico riesce a calamitare a sé tutte le attenzioni. Boh! Sarà per quel suo becco enorme o per l’abbigliamento da coglione che i suoi personal stylist hanno scelto per lui, ma ‘sto pappagallo spacca, spacca sul serio. Cazzo, fa anche il giocoliere con sette cereali!

Cioko SmileVedere per credere
Grazie a Coco Rico, insomma, Porta del Sole ha meritato la mia seconda chance. E, mi fa strano dirlo, non l’ha sprecata. I Cioko Smile non fanno schifo al cazzo come le palline di miele che ho mangiato la volta scorsa. Sgranocchiati ancora asciutti o ammollacchiati in una tazza di latte freddo, questi petali di frumento al cioccolato (con sette vitamine e ferro) sono un buon motivo per alzarsi dal letto al mattino ed evitare di sbroccare alla mia coinquilina per aver seminato a terra ciocche di extension e unghie finte. Che tra l’altro in questi giorni a rincarare la dose c’ha pensato pure la madre, ospite da noi (seppur senza invito) per oltre due settimane. Ma di questo ve ne parlerò in un’altra occasione, sempre se ce ne sarà modo.
Vorrei invece concludere il discorso facendo notare che chi ha scritto i testi sulla confezione dei Cioko Smile è una vera capra (giusto per la cronaca, solo nella prima frase ci sono tre errori). Che anche questa sciatteria rientri in questa nuova, singolare strategia che i dirigenti di Porta del Sole stanno portando avanti con vanto? Be’, in tal caso, tanto di cappello.
Spamma ovunque, dai!
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Mi chiamo Brown. Buffo nome se lo si associa alla merda, lo so. Ma è solamente un nomignolo. Il mio vero nome? Mi spiace, ma non posso dirvelo. Se ve lo dicessi, poi sarei costretto a uccidervi. E io non sono molto bravo a uccidere la gente. L'ultimo tizio che ho provato a uccidere è ancora vivo. E non solo, ora è lui che vuole uccidere me. Quel maledetto vietcong! Mi sta rendendo la vita un inferno.

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