Le lenticchie di Zio Paperone

Prodotto: Lenticchie
Marca: La Valle dei Raccolti
Discount: Tuodì
Prezzo: 0,35 euro/400 g (peso sgocciolato 240 g)

 

I soldi non fanno la felicità. Ma quando ti arriva un conguaglio di seicentoquarantacinque euro da pagare, avere un conto in banca a nove cifre ti farebbe affrontare molto più serenamente il problema. Che poi l’avessi sprecata io tutta ‘st’elettricità. Macché! Io non ci sto praticamente mai a casa. E nemmeno il mio coinquilino (che, a tutela della sua riservatezza, chiamerò qui Vito). La colpa dev’essere tutta della terza e ultima abitante dell’appartamento (userò anche per lei un nome di fantasia: Shiva). Shiva non fa niente nella vita. Shiva non ha una vita al di fuori della sua camera da letto. Che cacchio faccia tutto il giorno lì dentro, peraltro, è un autentico mistero, sia per me che per Vito. Un’idea, però, ce la siamo fatta. E ve la esporrò qui di seguito.
Almeno all’apparenza, Shiva è una (futile, botulinica, bionda ossigenata e con le extension) figlia della spazzatura mediatica che ci sommerge da ormai un po’ di tempo a questa parte. Tuttavia, il fatto che sia di nazionalità iraniana, non lavori, ma abbia disponibilità economiche illimitate, rende il tutto, come dire, un attimino sospetto. E se la ragazza fosse più intelligente di quanto ci voglia far credere? Se tramite il suo computer gestisse a distanza una qualche centrale nucleare sperduta nel deserto del Dasht-e-Lut? Oh, quando ti arriva un conguaglio di seicentoquarantacinque euro, le pensi davvero tutte. In fondo, dopo aver scoperto che Cicciolina è stata una spia dei servizi segreti ungheresi, non mi meraviglierei più di niente.

Cicciolina

Più la guardo e più mi convinco sia la copia sputata della mia coinquilina. (Tette a parte.)

Alla fine, però, ‘sti cazzi di Shiva! Sì, insomma, se avessi i soldi, eviterei il problema a monte. Altro che coinquilini. Se avessi i soldi, vivrei da solo in un appartamentino appena ristrutturato o magari, che ne so, in un attico nel centro storico di Roma. Ma sì! Se avessi i soldi, lo farei, chi se ne frega! Ah, i soldi! Che poi un modo per poterne far tanti io lo conosco: basta mangiare le lenticchie. Cavolo! Ma perché non c’ho pensato prima? Le lenticchie saranno la soluzione ad ogni mio problema pecuniario. Devo andare subito a comprarle. E dove, se non al Tuodì dietro casa?
Il Tuodì dietro casa c’ha praticamente tutto, figuratevi se gli mancano le lenticchie. E difatti, passato il reparto di frutta e verdura, le vedo. Eccole lì, sullo scaffale, tra i barattoli di ceci e quelli di fagioli cannellini. La marca, però, non è la stessa di sempre. Questa qui si chiama La Valle dei Raccolti. Un nome che ti parla di natura, di lavoro, di sapori genuini. E pure un po’ di soldi.
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In realtà, non sono il solo a credere che le lenticchie portino denaro. Anzi, mi sembra sia un’opinione alquanto diffusa, tanto nel Nord quando nel Sud Italia. Ma qual è l’origine di questo mito popolare, ve lo siete mai chiesto? Be’, alla base ci sono due spiegazioni molto semplici. La prima è che la loro forma ricorda quella delle monete (almeno così dicono). La seconda è che le lenticchie, ricche di proteine e ferro, danno lo stesso nutrimento della carne, pur essendo molto più economiche. Più che a portare soldi, dunque, le lenticchie servono a farci risparmiare. Il che, comunque, non mi sembra affatto poco, visti i tempi.

Mettiamo però da parte l’aspetto economico e cerchiamo di valutare il prodotto basandoci su altri criteri. Partiamo dalle informazioni riportate sul barattolo.

Mmm… vediamo… Ok, non saranno lenticchie di Castelluccio di Norcia, però già il fatto che siano italiane mi lascia ben sperare. Più precisamente, provengono da Angri, una ridente cittadina in provincia di Salerno, nota per il suo ragù, per i suoi intingoli di vongole, per il capitone fritto e per aver dato i natali alla madre di Al Capone e al procuratore sportivo Mino Raiola, conosciuto nel mondo del calcio per il suo impeccabile stile.

Insomma, Angri si ricorda per molte cose, ma non di certo per le lenticchie. È un indizio? Potrebbe esserlo, ma siamo solo agli inizi della nostra piccola inchiesta. Dunque, faremmo bene a passare ad altro. Esaminiamo ad esempio le dimensioni e il colore del legume. Esistono due tipi di lenticchie: a seme grande e a seme piccolo. Le migliori sono quelle piccole. E cavolo, queste sono proprio delle lenticchie piccole. E sono anche marroni, a quanto pare. Anzi, sfogliando attentamente la mazzetta di colori del mio art director, potrei quasi affermare con certezza di avere di fronte a me delle lenticchie pantone 133 C.

133cQui, però, il problema non è tanto capire di che colore siano le lenticchie che mangerò quest’oggi a pranzo, quanto il perché (a parte casi sporadici) abbiano tutte la stessa gradazione di marrone. Se all’interno della confezione avessi trovato infatti delle lenticchie di colore diverso, il legume sarebbe stato senza alcun’ombra di dubbio genuino, perché maturato in modo naturale. Considerando invece che queste lenticchie presentano lo stesso identico colore, è più che lecito, invece, farsi una domanda (e forse anche più di una). A maggior ragione sapendo che un barattolo da 400 g (240 g al netto della tara e dell’acqua usata per la conservazione) costa soltanto 35 centesimi. Con 35 centesimi, oramai, non si riesce a prendere nemmeno un pacco di sale. Che dunque la maturazione delle lenticchie sia forse avvenuta in maniera anche solo parzialmente artificiale? O che magari tutta questa faccenda del colore valga soltanto per le lenticchie secche e non per quelle già bollite, come in questo caso?Ah, basta! Per queste lenticchie è giunto il momento di sostenere l’ultimo e decisivo esame: quello della degustazione.

Apro il barattolo e verso le lenticchie dentro lo scolapasta. Le sciacquo, le scuoto un po’ per farle asciugare, poi le metto in un piatto. Voglio assaggiarle così, seduta stante. Aggiungo soltanto un pizzico di sale, pepe e un filo d’olio. Do una bella mescolata e via! Il piatto di lenticchie è pronto. Faccio un lungo respiro, poi, senza pensarci troppo, ne tiro su una generosa cucchiaiata e me la porto alla bocca.

Mastico.

Mmm… che dire: credevo avrei mangiato chissà quale schifezza e invece, oh, ‘ste lenticchie son proprio buone! E al diavolo se costano meno di un pacco di sale, se provengono dallo stesso paese di Mino Raiola o se hanno tutte dello stesso colore. Appena ricapito al Tuodì, cascasse il mondo, le ricompro. Così divento pure ricco. Perché, ok, nella vita ci sono un mucchio di cose più importanti del denaro. Ma per averle, purtroppo, bisogna pagare un sacco di soldi.

BIO Lou Brown

Mi chiamo Brown. Buffo nome se lo si associa alla merda, lo so. Ma è solamente un nomignolo. Il mio vero nome? Mi spiace, ma non posso dirvelo. Se ve lo dicessi, poi sarei costretto a uccidervi. E io non sono molto bravo a uccidere la gente. L'ultimo tizio che ho provato a uccidere è ancora vivo. E non solo, ora è lui che vuole uccidere me. Quel maledetto vietcong! Mi sta rendendo la vita un inferno.

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