cupcake

Cosa sono i cupcakes? E chi sono io?  Una che non sa cucinare. Questo è certo. Ci provo, ma i risultati lasciano a desiderare. Il problema sono i dolci. Perché su tutto il resto, comunque vada, puoi sminuzzare, frullare, impastare e friggere. Qualsiasi cosa può diventare una crocchetta-polpetta. E il fritto fa quello che deve fare. Ma con i dolci? I dolci non si possono improvvisare. Per i dolci ci vuole precisione, pazienza ed obbedienza. Ci vuole prima di tutto una ricetta precisa. Ci vogliono gli ingredienti giusti e nella giusta quantità. Non c’è margine di improvvisazione o originalità. I dolci sono i corsetti con le stecche di balena. I dolci sono il bon-ton e l’istruzione medio-bassa, tutta pizzi e merletti, impartita alle signorine di buona famiglia nei romanzi di Jane Austin.

E si pensava che le cose fossero migliorate. Avete presente le suffragette, la parità, le femministe e tutte quelle robe lì. Ma poi sono arrivati dodicimila libri sui cupcake. E per libri non intendo “libri di ricette”. Intendo ROMANZI. Perché? Perché romanzi sui cupcake? Perchè? Vedere per credere!

C’è Cupcake Club. Un romanzo tutto da gustare.

Hannah è una vera maga in cucina: torte, pasticcini e dessert prelibati non hanno segreti per lei. Sin da bambina, il suo sogno è sempre stato quello di aprire un negozio dove vendere gustose e coloratissime cupcake. E finalmente sta per realizzarlo: il Cupcake Club sarà una novità assoluta per la tranquilla cittadina irlandese di Clongarvin, e lei è pronta a lavorare sodo perché sia un successo. Ma proprio il giorno prima dell’inaugurazione, la vita di Hannah viene sconvolta: il suo fidanzato, Patrick, le confessa di essere innamorato di un’altra e va via di casa.

C’è Un amore di cupcake.

La trentenne Leilani Trusdale non ce la fa più: i ritmi frenetici, le pressioni costanti e il carattere burbero dello chef Baxter Dunne, che ormai preferisce i riflettori degli studi televisivi alla cucina, sono diventati insostenibili. Insomma, è giunto il momento di cambiare vita. Così, dopo oltre quattro anni di duro lavoro e poche soddisfazioni come executive chef del ristorante Gâteau di New York, Leilani decide di tornare nella piccola isola di Sugarberry, dove è nata e cresciuta, per realizzare il suo sogno: aprire una pasticceria, un luogo caldo e magico dove poter creare irresistibili cupcake da decorare nei modi più fantasiosi.

C’è Appuntamento al Cupcake Café.

Avete mai sognato di cambiare vita? Issy lo ha fatto spesso, soprattutto dopo i trenta. Eppure non ha mai osato rischiare, convinta che un posto fisso nella City sia la scelta più sicura benché non la renda felice, e che un uomo teoricamente perfetto – ma che dopo otto mesi nasconde ancora la loro relazione – sia comunque quello giusto. Finché, per colpa della crisi economica, perde in un giorno lavoro e fidanzato (che era anche il suo capo). Ma proprio allora capisce che è il momento di tirare fuori i sogni dal cassetto: quello in cui custodisce le ricette di nonno Joe. È stato lui, rinomato fornaio, a crescere Issy mentre sua madre girava il mondo in cerca di se stessa. Sarà che per tutta l’infanzia è stata svegliata dal profumo del pane appena sfornato, ma in nessun luogo Issy si sente al sicuro come in cucina. Sarà che per anni ha osservato il nonno dare forma con arte a dolci squisiti, ma per lei non c’è nulla di più avvolgente di un soffice cupcake al limone sormontato da una glassa vellutata, nulla di più invitante del connubio perfetto tra crema e pasta sfoglia in un cannoncino fragrante.

Un cupcake con Mr Darcy.

Chiudi gli occhi e immagina di lavorare in una graziosa tearoom che sforna cupcake e altre delizie in uno sperduto paesino della campagna inglese. Ora pensa a cosa accadrebbe se un giorno si sedesse a prendere un tè Billy Buskin, il più famoso attore del momento, appena arrivato per girare il remake di Orgoglio e pregiudizio. È il tuo libro preferito, e lui sarà niente meno che Mr Darcy.
Tu però non lo sai e, quando lo conosci, non fai che ripetergli quanto ti piacerebbe che a interpretare quel ruolo fosse Jude Law, il tuo idolo. Billy, nonostante la tua gaffe, ti chiede di uscire, e tra voi sboccia un amore travolgente. Ecco, benvenuta nella vita di Sophie. Da quel momento per lei tutto cambia: si trasferisce a Londra, dove è assediata dai paparazzi, sfila sui red carpet e, indossando abiti da sogno, partecipa ai party più esclusivi proprio insieme a Jude Law.

Devo andare avanti? Direi di no. In buona sostanza è che se sei sulla trentina, sei frustrata e hai voglia di cambiare vita dei sfornare dei cupcake.

Ecco… comprenderei se i suddetti cupcake avessero questa forma.

Vagina PWR!

Vagina PWR!

Foto postata su Facebook da Jess, la meravigliosa curatrice del blog The Militant Baker, che di sé dice: 1) Tattoed tucsonan 2) Crazy Cat Lady 3) Fat photographer 4) Blogger, baker, troublemaker.

Io l’ho conosciuta grazie alla sua campagna polemica nei confronti di Abercrombie & Fitch, che ha deciso di eliminare la taglia XL dalla sua linea di abbigliamento perché:

“In ogni scuola ci sono i ragazzi fighi e popolari, e poi ci sono i bambini non-così-cool. Francamente, andiamo dopo i ragazzi fighi”.

Pare che il numero uno di Abercrombie voglia solo “persone belle e magre” all’interno dei suoi negozi “Assumiamo persone di bell’aspetto – aveva rivelato Jeffreis – perché ne attraggono altre sempre di bell’aspetto: noi non commercializziamo a chiunque”.

Abercrombie non produrrà più capi nella taglia XL per gli uomini e L per le donne; la notizia ha mosso l’opinione pubblica quando si è saputo che l’azienda ha interesse solo nel vestire clienti con certi standard di peso. Secondo lo scrittore Robin Lewis Jeffries ”Non vuole che i suoi clienti principali vedano donne che non possano indossare i suoi abiti stretti e modellati. Le persone che indossano i suoi capi devono sentirsi fighi’”.

La nostra Jess, decisamente “burrosa” e adorabile, ha deciso di farsi fotografare seminuda replicando una nota campagna pubblicitaria di Abercrombie, sostituendo però il pay off con “Attractive & Fat”.

Che dire? Io la adoro. Sempre dalla sua pagina di facebook, ecco un’altra immagine molto bella con un concetto molto fico! Il fatto che poi sia una foto scattata di fronte all’ingresso del Meiji Jingu Park, ad Harajuku, in quel di Tokyo… me la fa amare ancora di più.

feminist

Il senso di tutto è che secondo me Jess è meravigliosa, perché riesce ad unire l’essere femminista senza perdere la femminilità, l’essere orgogliosa del proprio corpo, l’esser polemica, ma con ironia e militante senza fondamentalismi. Insomma… viva Jess e le donne come lei in un mondo in cui si scrivono romanzi sui cupcake.

E se voglio fare dei cupacake mi devo sentire per forza anti-femminista? No, io per esempio ho fatto dei cupcake e dei muffin in diverse occasioni, e li ho investiti di un significato! Si vedano i muffin “DD NO

Che ho fatto in occasione di un banchetto informativo contro la devastazione ambientale (Vedi TAV, TEM e Pedemontana).

NO_TAV NOTAV NOTAV-dolcetto

E poi un’altra volta li ho fatti e ci ho aggiunto la crema di burro (margarina) sopra per farli diventare dei cupcake.

cupcake

Immaginamo quindi che questa recensione-ricetta, di quelli che sono gli ingredienti low-cost per fare dei muffin-cupcake, sia un romanzo in stile new-romantic-sweety-silly-thirty’s-literature, adattato allo stile Discount Or Die. Ecco la sinossi.

Un fottuto muffin vegano che può diventare un brutto cup-cake.

Valeria ha trent’anni e si è unita, come cantante, ad un collettivo eco-anarcho-romantic-punx conosciuto come Kalashnicov Collective. Non ha mai cantato prima in vita sua – a parte allo spettacolo di fine anno dell’istituto tecnico per periti aziendali che ha frequentato in giovinezza, in cui interpretò “Gold Dust Woman” delle Hole (fu cover dei Fleetwood Mac), dalla colonna sonora del Corvo, vestita con un abito da sposa nero di pizzo – ed è stata invitata ad una domenica pomeriggio nell’hinterland milanese dal suddetto collettivo.

Valeria decide di fare dei muffin alla carota vegan.

INGREDIENTI (thanx to VEGANRIOT):

muffin vegan discount or die300 gr di carote grattugiate

100 gr di mandorle in polvere

250 gr di zucchero

500 gr di farina

2 bicchieri e ½ di latte di soia

¾ bicchiere di olio

La scorza di un limone

1 bustina di lievito

a cui ho aggiunto alcune gocce di cioccolato fondente.

Fate quello che dovete fare. Se volete farli diventare dei cup-cake, dovete aggiungere la parte cremosa sopra che si chiama “frosting”, o crema di burro, e cioè burro (di soia o margarina) e zucchero a velo vanigliato in parti uguali (“montato” con le fruste) + la “personalizzazione” che possono essere aromi, coloranti, succhi, gusti, puntine, graffette…

Cosa ho usato?

20130228_144804 Tutto quello che l’ingegneria dolciaria teutonica BELBAKE aveva da offrirmi. Come scaglie e pepite di cioccolato fondente. Aromi ai vari gusti, sempre di marca BELBAKE. Così come il lievito secco, che però non ho fotografato.

Gli aromi erano così distinti:

5 x ZITRONE

5 x RUM

3 x BITTELMANDEL (che mi fa sempre pensare alla Fletcher e all’odore del cianuro).

4 x ORANGE

4 X BUTTER-VANILLE

Per i dolcetti alle mandorle e alle carote DDNO, avevo usato l’aroma alla mandorla amara.

Per dare quel senso di agrumi fresco e leggiadro, senza però far ricorso alla chimica o morire di qualche intossicazione da pesticidi, quando nella ricetta si legge “scorza di limone” è bene procurarsi limoni biologici. E così ho fatto. Li ho comprati all’IN’S per 1,29€. Sono per davvero biologici? Indaghiamo! 20130313_161753

Il marchio BIO c’è ed è ben visibile. Se vogliamo fidarci dei marchi, allora fidiamoci. Ma non dimentichiamo che ci sono parecchi, moltissimi, tantissimi produttori che sono BIO, ma non possono permettersi la certificazione (che costa!).

IN'SAll’IN’S avevo preso anche la margarina che, sebenne sia indicata come 100% vegetale, nell’etichetta leggo che potrebbe contenere tracce di latte. L’unica margarina 100% veg e senza tracce moleste (oltre alla Valsoia che però è cattiva per altre ragioni, vedi OGM e prezzi proibitivi) è quella della Vallé. Non è molto Discount Or Die, ma la trovate spesso in offerta nei peggiori supermercati della Penisola.

Indi per cui ho optato per la margarina senza tracce, poiché volevo che fosse tutto vegano al 100%, dal momento in cui la padrona di casa lo era… e lo è. Padrona di casa che mi ha confessato di avere il congelatore pieno di brutti muffin vegani che fa (sempre in quantità esagerata), ma decide di congelare perché offesa dalla loro bruttezza.

Visto il caldo e visto il tragitto di quasi un’oretta di macchina (ergo Panda senza aria condizionata + tre uomini medio-grossi al seguito) ho deciso di non farli diventare cupcake e ho bloccato il processo evolutivo, allo stadio di muffin. Che erano buoni, secondo me. Un po’ spugnosi, ma buoni.

Dopo svariate ore e svariate birre, come già era accaduto in passato, qualcuno ha cominciato a lanciare dei muffin. Mi ricordo che la volta dei dolcetti D D NO, avevo partecipato ad una vera e propria fittissima sassaiola. Con gente che urlava “SEI STATO TUUUU! SEI STATO TU, COI TUOI DOLCETTI!!!” – Prova lampante della devianza anarco-insurrezionalista delle persone che frequento.

E allora ho capito. Ho comprenso il sottotesto politico di tutto quei libri sui cupcake. Ho compreso che, DONNE, dietro al cupcake si nasconde l’istigazione alla rivolta. Sì, il momento è pronto per la prima intifada di genere. Prendete farina, lievito e crema di burro. Fate i vostri muffin/cupcake e preparatevi alla rivoluzione. Tirate fuori quelli dal congelatore! I vostri uomini e le vostre madri (e i potenti tutti) penseranno che siete delle innocue massaie, la verità è che state cucinando le armi del futuro. C’era chi, durante le manifestazioni, impugnava uno STALIN, un bastone reggicartello che all’occorrenza poteva diventare un’arma di attacco-difesa… e c’è un domani, invece, in cui donne marceranno con cestini colmi di muffin/cupcake dell’odio riottoso. Aaaaargh! Tremate! Tremate! Il frosting alla vaniglia non leccate!

 

 

BIO Valeria Disagio

Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. / Cura una fanzine www.nihilismi.wordpress.com / Partecipa al collettivo eco-anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando http://kalashnikov-collective.blogspot.it/

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