SPRIZZ – L’apertivo a basso tenore di vita.

cinico-discountordie

Della difesa della nostra miseria:

MORTE ALL’HAPPY HOUR

aperitivo-dodCosa: finto Aperol

Nome: SPRIZZ o APERITIVO (sono tutti la stessa misera cosa)

Dove: Qualsiasi discount.

Prezzo: Circa 3 €

Ci sono decine e decine di foto di prodotti nella mia cartella “Immagini>Discount>Da Fare” che hanno anni e anni di anzianità. Una tra queste cattura l’immagine di una bottiglia di “SPRIZZ – Aperitivo Poco Alcolico” in vendita al Todis. Trattasi del finto Aperol per noi amanti della sbronza umile e della critica radicale (ma ironica) della società contemporanea.

Sì, perché lo Spritz è diventato di moda. Diciamolo. E come tutte le cose che diventano mainstream, pure lo spritz ha perso un pezzettino della sua anima. Chiedetelo agli abitanti del Nord-Est della Penisola. Quella roba arancione che si beve al circolo-ristorante cinese-pizzeria di Abbiate Guazzone in provincia di Varese, nei bei bar sui Navigli a Milano o nei Lounge Bar sulle Tangenziali non ha nulla a che fare con lo spirito autentico dello Spritz.

L’ho soperto quando sono stata a Udine per il Far Eat Film Festival. Se chiedi uno Spritz ti danno acqua e vino. Se lo vuoi rosso (cioè con l’aggiunta di Aperol) devi specificarlo. E me l’hanno confermato persino degli amici.

[…] Non uno, non due, non tre, ma quattro bar. Non uno, non due, non tre, ma cento spritz! Uno tsunami di acqua e vino. Non parlate ad un friulano di quella cosa che nei locali degli aperitivi milanesi chiamano spritz: lo spritz vero è un bicchier di vino con un po’ d’acqua dentro. Al massimo ci puoi infilare una fetta d’arancia (se lo spritz è rosso) o di limone (se lo spritz è bianco). Non è che devi avere molto per fare uno spritz: basta del vino e un rubinetto. A Cormons infatti lo trovi da tutte le parti: pure dal panettiere c’è un vecchio signore che ti fa un bello spritz dopo che hai comprato il pane.

Ma da dove è iniziato tutto questo? Ai tempi della Milano Da Bere, nei gloriosi anni Ottanta si beveva lo Spritz? No… E neanche negli anni Novanta e persino nel primo decennio degli Anni Zero ancora non si era diffusa la Spritz-mania. E vogliamo parlare di quei 3/4 d’Italia in cui non si sa cosa sia l’aperitivo. Vogliamo parlare di quei posti meravigliosi in cui, se hai voglia di uscire a bere, dici “usciamo a bere” e non si usano arifizi linguistici ed escamotage semantici tipo “Mi faccio un aperitivo” o -peggio che peggio- “vado in centro che c’è l’happy hour”.

Happy-hour.

Riflettiamo un momento su quanto sia terribile il concetto dietro cui si cela l’espressione “HAPPY HOUR”. Per farlo basta guardare tutti gli spot dell’Aperol che da dieci anni a questa parte, sta costruendo il mito dell’aperitivo cavalcando l’onda della miseria e della tristezza umana e facendo suo lo Spritz.

Ed è come la religione Cattolica che s’è fagocitata secoli e secoli di tradizioni e rituali pagani, per inculcare il dogma. Una mossa astuta è già rodata per cui, se vuoi inserire qualcosa di esterno in un nucleo sociale e se vuoi estirpare una certa usanza, mica puoi combatterla frontalmente a muso duro… no! Devi prendere ciò che c’è già e farlo diventare tuo, snaturandolo e sputtanandolo. Maledetto Aperol! Maledetti preti!

Ecco allora che l’Happy-Hour… l’aperitivo (e di conseguenza il neo-spritz) diventa la valvola di sfogo, la catarsi e la liberazione dopo un’orribile giornata lavorativa. Ecco che gli studenti, le massaie e i disoccupati entrano a far parte della cosiddetta società produttiva (che in fondo siamo tutti yuppi di merda), condividendo con broker, PR e analisti web, il momento dell’aperitivo con un calice di liquido arancione in mano e sgranocchiando arachidi all’urina. (…è provato scientificamente che ci sono altissime percentuali di particelle pisciose nelle arachidi che si mangiano nei bar!)

Contro tutto questo (i perduti rituali pagani, lo spritz che non è più lo spritz, lo yuppismo dell’happy-hour, i preti, i Papi che sorridono e tutto quel porco mondo che ho sotto i piedi) da oggi abolisco dal mio vocabolario l’espressione “Happy Hour” ed invito tutti a chiamare quel frangente nel modo più opprtuno e cioè… L’ORA MISERABILE.

E in quella MISERABILE ORA bisogna consumare bevande umili ed un po’ squallide come lo “SPRIZZ – Aperitivo poco alcolico” del Todis, che fa parte della stessa famiglia dell’ “APERITIVO – Bevanda a basso tenore alcolico” dell’LD Market che è uguale a tutti i finti Aperol del mondo. Il sapore? Quello di un ghiacciolo all’arancia sciolto.

E in quelle specifiche “poco alcolico” e “basso tenore alcolico” che noi dobbiamo trovare la nostra chiave di svolta. Ciò che ci distingue dalle cagne e dagli gnu dell’Happy-Hour.  Che “Poco” e “Basso Tenore” siano i nostri baluardi. Mantenere un basso profilo, non lascirasi andare a manifestazioni esagerate di contentezza anche quando si è felici. Pregare Morrissey, unico vero Dio, dell’ORA MISERABILE.

Prendete i colori sgargianti e le comparse cotonate di Top Of The Pops e calcatevi dentro come Morrisey che canta con una fronda di pioppo nel culo, dunque e non siate mai felici. MAI.

I was happy in the haze of a drunken hour
But heaven knows I’m miserable now

I was looking for a job, and then I found a job
And heaven knows I’m miserable now

Spamma ovunque, dai!
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Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. Cura la fanzine NIHILISMI e partecipa al collettivo anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando.

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