Condimenti Spray TURCI “Cuor di rivolta”

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Condimenti Spray TURCI:

della banalità, della sobrietà e delle sommosse del vicino.

discount or die turciCosa: Condimenti Spray

Nome: Turci

Costo:0,99 €

Dove: Lidl

Giudizio: 4/5

Ogni gruppo sociale – una famiglia, un gruppo di colleghi o compagni di classe o di lotta che siano – deve fare i conti con l’annosa questione dell’iterazione. La ripetizione continua cioè, di espressioni e/o atteggiamenti che presi singolarmente non sarebbero poi così gravi, ma che diventano intollerabili nel momento in cui ritornano e ritornano e ritornano. Quando lavoravo in libreria e chiedevo al cliente di turno se avesse la tessera della merdosa catena che mi aveva assunto, nel 98% dei casi, diceva: “eh, non lo so – e cominciava a frugare nel portafoglio – con tutte queste tessere!”. Ammettetelo: l’averete detto anche voi almeno una volta nella nostra vita! Beh, sappiate che la commessa o il commesso che avete davanti, l’avrà sentito qualche dozzina di volte solo nell’arco di tempo che generalmente ci si impiega a far finta di lavarsi le mani dopo aver fatto pipì. Ed infatti io e le mie colleghe implodevamo di collera e ci facevamo venire l’ulcera, pur di non rispondere male all’inconsapevole perpetuatore di banalità e frasi di circostanza. Non vi dico poi, cosa doveva essere tollerare il 99% degli uomini che, quando lavoravo in un pub e cortesemente chiedevo “cosa posso portarvi?”, rispondeva “il tuo numero di telefono” e non perché mi trovassero irresistibile, ma per il semplice fatto che, come un ginocchio colpito da un martelletto, loro sentivano di DOVERLO fare.

Non faceva ridere la prima volta. Non faceva ridere neanche la seconda, figuriamoci la settantaduesima volta.

La banalità delle nostre affermazioni e delle nostre conversazioni di circostanza, amplificate dall’iterazione quotidiana, si trasforma in lacca per capelli che spruzza sopra un accendino acceso. Sappiatelo.

20130509_144148Prendete una banale patata lessa, per esempio. Buona vero? Ogni tanto si ha voglia di una buona, semplice ed umile patata lessa (o di un monacale riso in bianco!) si ha voglia insomma di decrescere, regredire e tornare all’essenzialità e alla semplicità, stando attenti però a schivare la banalità come una merda di cane sull’asfalto. Ma stando attendi anche, a schivare persino l’auto-punizione e il modello “The Turin Horse” per intenderci… e allora cosa si può fare? Si può andare alla Lidl e fare incetta di tutti i condimenti spray Turci. Prendete la vostra insalata-patata lessa-riso in bianco e disponeteli nel piatto e come pittori di una qualche orginale avanguardia, date libero sfogo alla vostra creatività. Con i condimenti spray Turci infatti, potete spruzzettare su ogni singolo boccone un sapore diverso (limone, cipolla, aglio, peperoncino, tartufo, origano, basilico…) ed ecco che la patata lessa non è più una patata lessa, ma un’esplosione caleidoscopica di sapori.

Io ho comparato lo spray all’aglio, al peperoncino, al basilico e quello al limone. Prima osservazione: gli ingredienti – ad eccezione di quello al tartufo – sono tutti naturali. Quello al basilico, per esempio, ha solo estratto naturale di basilico e olio di semi di girasole. Quello al tartufo bianco invece, oltra ad essere fatto per il 51% di estratto di tartufo bianco, è dopato con una manciatina di aromi.

Quelli che ho comprato io non mi hanno deluso. Quello all’aglio è per veri estimatori dell’aglio, vi avviso. Io li ho usati anche per condire una frisella pugliese ai pomodorini. Spruzzata di peperoncino, basilico e aglio in punti diversi che poi ho confuso, girado il piatto ad occhi chiusi per trasformare il mio umile pasto, in una siarada di gusti!

20130601_125339Un plauso per quello al limone. Sono una grande estimatrice del limone. Io vado pazza per il limone. Lo metterei ovunque. Fin da quando ero ancora calva e tra le braccia di mia madre, succhiavo asprissime fette di limone con gusto. Amo così tanto il limone che durante gli scontri del G8 a Genova, una decina di anni fa, sotto una pioggia di lacrimogeni urticanti, quando mi è stato passato un limone per annullare l’effetto dei fumi tossici, ho pensato che mi stessero offrendo un appetizer e ho ringraziato, ma declinato, pensando non fosse esattamente il momento giusto per la convivialità.

Amo così tanto il limone, quanto odio il finto gusto sintetico delle robe al limone. Schifo caramelle, tortine, ghiaccioli e puttanate varie gialle limone col gusto del detersivo dei piatti. Li odio da morire!

Per concludere… si parlava di banalità. Si parlava di banalità che va distinta dalla sobrietà e si parlava di condimenti che possono arricchire (come i condimenti spray Turci) e di aromi invece che danneggiano (come il finto limone sintetico).

Si potrebbe dunque parlare, per esempio, di quel buffo costume (iterato all’infinito) per cui le sommosse dei vicini sono sempre le più giuste. Che se in Egitto, Turchia, Grecia e finanche nei civilissimi paesi del Nord Europa ci si ribella e si spaccano le vetrine e si scende in strada per rivendicare qualcosa… eh, sono tutti eroi ed invece “SVEGLIA ITALIA! Che siam tutti pecoroni e ci compriamo l’iPhone a rate intanto che Roma brucia! Buuuu! Buuu! La Kasta! Gomblotto!”

Nel dicembre del 2010 a Londra, oltre 20mila studenti hanno assaltato il Parlamento, facendo irruzione nel Ministero del Tesoro,  e hanno attaccato la macchina su cui viaggiavano Carlo e Camilla, per protestare contro una legge che avrebbe aumentato le tasse univeristarie.

Get The London Look!
Get The London Look!

Quando invece poi sono le nostre strade ad essere occupate, le nostre vetrine infrante, i nostri treni bloccati e il naturale corso delle fondamentali lezioni di Filologia Umanistica II ad essere disturbate dalle proteste, mica va bene! Giù di manganelli, mazzate, indignazione e rivendicazione del proprio diritto di prendere treni in orario, seguire una lezione o acquistare dei macarones all’amarena per le strade di Milano.

Ed è come se le nostre pietanze, al contrario di quelle greche, turche, americane ecc… fossero ricoperte di uno schifo di aroma sintetico al limone che ci fa storcere la faccia e contorcere la lingua per via dell’aspro disgusto indignato. E quindi? E quindi non posso fare altro che augurare a tutti di insegnare alla nostra lingua, di distinguere ed isolare il gusto della patata lessa e a non confonderlo con le sovrastrutte, imposte dalla banalità iterata, della nostra quotidianità.

Una patata lessa è sempre una patata. Può cambiare di gusto – e percezione – a seconda del condimento che ci metto sopra, ma rimane comunque una patata. Gli alberi di Gezi, non sono molto diversi da quelli della Val Susa.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. Cura la fanzine NIHILISMI e partecipa al collettivo anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando.

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