Apologia alle patatine* all’aceto HATHERWOOD

hatherwood-discount or die

Patatine* sale e aceto HATHERWOOD

e il fair play si fa aspro.

discount or dieCosa: Patatine all’aceto

Nome: Hatherwood

Dove: Lidl

Costo: Non me lo ricordo. Sugli 80 cent, comunque.

Voto: 3/5

In tanti anni in cui sto dietro al bancone di Domenica Uncut, ho visto cose e ho preso parte a cose, che mi hanno insegnato una verità fondamentale ed inconfutabile. Per quanto possa fare schifo una cosa, ci sarà qualcuno che la troverà irresistibile e al contrario, per quanto tu possa adorare un gusto, un odore, un film o una canzone, ci sarà qualcuno che lo detesta. Il punto è che, secondo me, negli anni questa cosa sta assumendo sempre di più l’aspetto del tifo, della faida tra cosche avversarie, delle guerre tra gli Stark e i Lannister in Game of Thrones, per esempio.  Se sei vegetariano o non lo sei. Se ti piace Star Trek o Guerre Stellari e cose così. Mi piace pensare che questo intensificarsi del prendere parte e voler appartenere ad un gruppo, che acquisisce coesione ed identità dal confronto-scontro con degli ipotetici avversari, sia dovuto a questo generale paraculismo politico per cui sembra qualcosa di brutto e sconveniente prendere una parte e avere una “posizione”. Prendiamo per esempio questa perla di gionalismo locale. Si tratta del punto di vista di un giornalista varesino che descrive ciò che è avvenuto durante il Consiglio del Comune di Varese, nel momento in cui si discuteva dell’ipotesi di cancellare la cittadinanza onoraria a Mussolini.

“Il giovane con la maglia nera e la celtica, la donna con la maglietta rossa antifascista, la ragazza con il look dell’autonomia operaia, il paninaro, il sanbabilino d’antan, il vecchio avvocato fascista, gli storici e professori antifascisti. Ieri sera, per assistere alla mozione su Benito Mussolini, il consiglio comunale ha fatto registrare il tutto esaurito.”

E ancora…

“E’ la passione, è il richiamo dei valori antichi, o forse delle ideologie, vissute in maniera viscerale dagli italiani. Alcuni la spiegano così: é così tanto tempo che in questo paese non ci sono delle idee che ci si attacca alle ultime tematiche che hanno suscitato un po’ d’amore e odio.”

E se non bastasse…

“Dicono che ci si affezioni spesso alla moda che si è più amato quando si era giovani e dunque ecco che un gruppetto di pubblico di destra, molto composti in realtà, sembravano membri di un gruppo new wave anni ottanta, tipo i Diaframma o gli Spandau Ballet. Dall’altra parte della barricata, c’erano la maglietta rossa «Antifascista siempre», con l’avverbio in spagnolo, classica allusione guevarista. Il pubblico comunque era mischiato e c’è stato molto fair play. Scherzando tra giornalisti, si diceva che avrebbero potuto scambiarsi i gagliardetti a fine partita.”

Quello che è successo a fine Consiglio è stato questo. E vi consiglio caldamente di andare a vedervi il video perché è senza dubbio interessante, per chi non sapesse cosa sia il fair play, averne una dimostrazione. Vedrete un vecchio (non conosco il nome) in giacca e cravatta che urla: “Avete trucidato il capo dello stato che ci ha governato per vent’anni. Assassini! Mascalzoni! Comunisti!”… e altre galanterie dettate, forse – come diceva il giornalista di cui sopra –  dalla passione e dal richiamo di valori antichi.

hatherwoodEcco così che la difesa dei valori antifascisti e l’apologia al fascismo (questo reato sconosciuto) diventa un banale scontro che si combatte con magliette, tagli di capelli e tanto tanto fair play.

Eh, sì… in un Paese in cui si racconta in questo modo un fatto del genere, non si può che ripiegarsi nel piccolo-piccolissimo microcosmo intimo e personale. Se si banalizza l’antifascimo e il neo-fascimo (son ragazzi, in fondo, che hanno solo t-shirt di un colore diverso!) forse è meglio portare in Consiglio Comunale altre mozioni e “tematiche” più interessanti.

Un lettore del blog, qualche settimana fa, mi ha segnalato con sommo sdegno delle patatine HATHERWOOD all’aceto della Lidl. Schifo supremo, secondo lui. Ed io, che quelle patatine le avevo comprate ma non ancora assaggiate, ho pensato che per la pluralità, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza, forse dovevo farle assaggiare a più persone. Perché una tale manifestazione di disgusto e rancore, non poteva essere liquidata con un “vabbé sono gusti”.

Ecco allora che porto le patatine all’aceto HATHERWOOD a Domenica Uncut e le faccio assaggiare agli astanti e studio l’espressione dei loro volti che può essere riassunta da questa immagine:

discount or die

Simile alla mia nel momento in cui ho assaggiato la prima patatina, ma andiamo con ordine… le patatine si presentano nella forma di french fries, pommes frittes, patatine fritte. E sono un concentrato di acidità e asprezza che potrebbe avere un camion di limoni che si scontra con un container di aceto, concretizzato in una singola patatina.

discount or dieIl primo morso è uno shock. C’è chi desiste. Io ci provo e ci riprovo fino a  quando smettono di tirarmi le ghiandole sottomascellari, sottolinguali e le parotidi (?). Ed ecco che passa la faccia da Renée Zellweger e comincio a sentire il sapore delle briciole del fritto misto affogate nel limone. Sì, mi viene in mente quella sensazione, che mi piace tantissimo, del fritto croccante che gronda limone. Ma non sono la sola. A chi piacciono capita di non riuscire più a fermarsi, pur con la consapevolezza del farsi del male. Sembra, infatti, che le patatine ultra aspre ed ultra acide, a contatto con gli acidi dello stomaco facciano un effetto esplosivo, paragonabile alla Mentos nella Coca Cola Light. La cosa degenera definitivamente quando si pensa di irorare il tutto con del Campari col bianco.

A chi non piacciono invece… beh, dire “non piacere” è poco. Sarebbe più opportuno parlare di disgusto, odio e ribrezzo! Beh, a loro, gli altri, ormai miei nemici, non posso far altro che dare una pacca sulle spalle con sportività e fair play.

Ah, che bello il fair play, le larghe intese, il rispetto reciproco e il giornalismo varesino paraculo. Se non è la cittadinanza onoraria a Mussolini ad accendere gli animi, possiamo farci forse una guerra per delle patatine più o meno acide? Che palle tutto questo odio. Lo dice anche il vecchio nel filmato! “Volete l’odio e l’odio avrete! Anche noi abbiamo le nostre vittime!”

E quindi basta, diocristo, vogliamoci bene. Perché rivangare incresciosi fatti del passato e seminare odio, eh? Perché? Vogliamoci bene su… Forse è meglio litigare sulle patatine, su quello che abbiamo nei piatti, piuttosto che su certe tematiche così demodé, che sembra di guardare una puntata di Rai Storia, no?

Vogliatemi bene anche se a guardare e leggere certe cose, mi fa venir voglia di vomitare a spruzzo, come una bottiglia di Coca Cola Light in cui si è gettata una Mentos.

*che giustamente mi si fa notare che non sono patatine, ma semmai estrusi dal momento in cui sono fatti di farina di mais e altre puttanate.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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