La coprofagia da Pasolini a Bruce Willis

Pubblicato in origine su Dissapore.com

coprofagia

La verità è dura da digerire: ma tutti dobbiamo mangiare la nostra dose di…

Cosa hanno in comune Pier Paolo Pasolini e Bruce Willis? Tralasciando l’evidenza dell’essere appartenenti alla medesima specie e al medesimo genere (uomo – maschio), sono stati entrambi apostoli di una verità alquanto indigesta e cioè che noi tutti mangiamo merda. In senso lato e in senso figurativo.

Come dimenticare il cameo di Bruce Willis in “Fast Food Nation” in cui, incalzato dal direttore del Marketing di una grossa catena di fast food sulla presenza di batteri fecali negli hamburger, dice:

«Sai… penso che ci potrebbe essere un po’ di merda anche in questa carne. Soltanto una piccola quantità microscopica. […] C’è sempre stata merda nella carne. E probabilmente tu la mangi da una vita. Non sta succedendo niente di illegale, ricordati che la carne viene cotta e le griglie sono stata calibrate accuratamente per essere sicuri di uccidere ogni piccola parte di quella robaccia. […] basta cuocerla! È tutto quello che devi fare. […] La verità è dura da digerire: ma tutti noi dobbiamo mangiare la nostra dose di merda».

La prima parte del discorso si riferisce letteralmente alle feci e per essere più precisi, a quella famiglia di batteri che rispondono al nome di Escherichia Coli; esserini che vivono nella parte inferiore dell’intestino degli animali e che sono necessari per digerire. Il punto è che se mangi qualcosa che è contaminato con l’Escherichia Coli vuol dire che stai mangiando anche “soltanto una quantità microscopica”, ma comunque cacca.

Perché? In “Fast Food Nation”, film del 2006 diretto da Richard Linklater, la spiegazione sta nella velocità eccessiva della catena di (s)montaggio nella macellazione bovina. Ed Harry Rydell, il personaggio interpretato da Bruce Willis, si difende e attacca, dicendo: «Ti faccio avere carne di alta qualità a 80 cent al chilo, cosa pretendi?»

Finzione cinematografica? Mica troppo… Ma tralasciando ogni sorta di sediziosa disquisizione pro o contro gli allevamenti intensivi o il consumo di carne, che tanto alimentano i commenti, infervorano il tifo da stadio, coltivano troll e fanatismo e fanno impennare gli accessi ad un sito, fermiamoci a riflettere sull’ultima frase di Bruce Willis, e cioè “la verità è dura da digerire: ma tutti noi dobbiamo mangiare la nostra dose di merda”.

Ecco. Qui è evidente che non sta più parlando di batteri fecali, ma della vita stessa, amico.

E mi viene in mente Pasolini, che nello spiegare il “Girone delle merda” del suo “Salò le 120 giornate di Sodoma” racconta:

«Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, dalla grossa industria italiana plurinazionale, ma anche quella nazionale degli industrialotti, che voleva che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce, e per consumarlo hanno dovuto realizzare un nuovo modello umano».

«In realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda. […] Danno delle cose sofisticate, cattive, le robioline, i formaggini per bambini… tutte cose orrende che sono merda, ecco. Se io facessi un film su un industriale milanese che produce biscotti e poi li reclamizzi e poi li fa mangiare ai consumatori, potrei fare un film terribile sull’inquinamento, sulla sofisticazione, sull’olio fatto con le ossa delle carogne, potrei fare un film così…»

– Quanti di noi riuscirebbero ad avere la stessa stoica freddezza di Bruce Willis che addenta un hamburger, sapendo che contiene della cacca (che tanto “basta cuocerla”)?
– Quanti invece si sentirebbero traditi dal brand?
– Quando acquistiamo, riflettiamo per davvero sul processo industriale che produce ciò che riempie i nostri carrelli?
– Disinformazione o volontario smarrimento?

Ai posteri l’ardua sentenza. Noi chiniam la fronte alla pigrizia di insalate già lavate ed imbustate, di piatti surgelati già pronti e brodi in cubetti, gelatine e brick, tanto comodi, ma per nulla rassicuranti.

Spamma ovunque, dai!
The following two tabs change content below.

Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

Lascia un commento