Barrette ai cereali: l’arbre magique e la metanfetamina.

Le barrette ai cereali tra scimmie fumanti e non-preti.

 

Fare la colazione è importante. Da diversi punti di vista. Intanto è l’unico momento della giornata in cui i dietologi, gli astrologi e i rabdomanti consigliano di assumere zuccheri in quantità. Perché vanno dritti al cervello, dicono. Che se ti mangi uno snack, briosche, merendina zuccherosissima nel pomeriggio fa male. La mattina no, invece.

E poi fa bene perché fare la colazione serve per avere le giuste energie per arrivare al pranzo. Se non fai colazione, dicono, poi assimili tutto, ma proprio tutto di quello che mangi, anche le cose brutte. Per questo si dice che i digiuni facciano male. Anche se mi è capitato di finire in siti e forum di fricchettoni malefici, che praticano il digiuno purificatore e quelle cose lì. Che a me sembrano tutte bizzarrie da mancati preti.

Perché di mancati preti ce ne sono fin troppi e si nascondono dove meno te lo aspetti.  Tutta questa gente qui… questi preti mancati, ecco, fino a un po’ di tempo fa sarebbero stati preti, ma invece no. Adesso no, perché la Chiesa non ha più l’appeal di un tempo. E allora? Ecco eserciti di non-preti e non-suore a predicare la noia e l’essere straight edge anche quando non richiesto.

La soluzione? Svuotare la mente. Inibire finanche la più debole sinapsi e creare il vuoto dentro il proprio cranio. Non pensare a nulla. Mica facile, eh? Mica tutti sono in grado di annichilire il proprio cervello, per far spazio ad una scimmietta dotata di piatti che suona. O una scimma che fuma. Ecco. Parte il pistolotto? Trac… pensa ad una scimmia che fuma e, se riuscirai a non ridere, raggiungerai uno strato di zen e pace dei sensi. Il nulla cosmico, il buio dei sensi, il sonno della ragione, le orecchie ovattate e, quando ti risveglierai (ricordati solo di annuire ogni tanto), tutto sarà finito.

Io, per esempio, per raggiungere l’annichilimento dei pensieri, basta che non faccio colazione.  Avendo una carenza di potassio cronica, verso le 11,30 – mezzogiorno, mi sento la testa leggera ed un senso di straniamento che manco gli spinelli od un negroni bevuto a stomaco vuoto.

Non capisco più niente e non sono in grado di intendere o volere. In un’ipotetica linea evolutiva che va dalla scimmia all’uomo, io arretro di quelche gradino genetico e divento bestia. Non nascondo che in quei momenti potrei persino uccidere: spostandomi dal luogo x al luogo y, accovacciata e usando i pugni come coadiuvanti alle gambe, emettendo suono gutturali e non avendo filtri che mediano il trasformarsi dell’emozione in azione. Mi stai tediando? Ti tiro un pugno. Ti voglio bene? Ti arruffo i capelli in testa e non importa se sei il mio capo, una commessa gentile o una poltrona.

La mia colazione, consumata rigorosamente in piedi, dopo aver nutrito i tre gatti di casa, si alterna come si alternano le colture nell’agricoltura tradizionale. C’è il periodo dei biscotti ai cereali + caffé solubile in tazza grande. C’è il periodo della gallette di farro e/o riso soffiato col miele + caffé solubile in tazza grande e poi c’è il periodo delle barrette ai cereali.

Ci sono quelle del Penny Market, per esempio.

Sia chiamano Break Energy (1,39 €) e vengono vendute in diverse tipologie: alle more e ai red fruit. Un appunto: perché quelle alle more hanno la specifica in italiano e quelle ai frutti rossi, invece, ce l’hanno in un inglese incerto? Perché a ben vedere, mancando la “s” del plurale, sarebbe più opportuno parlare di un singono frutto rosso. C’è scritto red fruit, mica red fruitS. E sulla confezione vengono raffigurate fragole, lamponi e ribes. Quali di questi è il singolo frutto rosso che è contenuto in forma essiccata e in percentuali variabili, nel mio snack? Mistero della fede.

Al di là di ciò, le barrette, si presentano in forma decisamente friabile. Non mettetele nella borsa. Basterà un’inettissima shackerata della stessa, per avere una bustina di granaglie da mangiare a “baccate”, come uccelletti che beccano dalle mani di San Francesco e Santa Chiara.

Se però evitate gli sbatacchi, sono comunque molto buone.

Ci sono poi le barrette della Lidl. Due tipi: quelle dietetiche e quelle un po’ porche.

Partiamo da quelle dietetiche (1,29 € se non erro). Linea Linessa e cioè una serie di prodotti a marchio Lidl a basso contenuto di cose che fanno ingrassare.

Le barrette ai cereali si chiamano “Linessa vital & active” e vengono vendute in diversi gusti tipo “cereali e mela” e “cereali e frutta secca”. Sono un po’ durette e legnose, ma dannatamente buone. Preferisco quelle alla frutta secca. Le altre, con la mela essiccata, non so perché ma mi ricordano l’arbre magique o i deodoranti in grani per i posaceneri della macchina. Mi fanno pensare, insomma, ai truzzi, al luna park e agli anni Novanta.

Sono un po’ piccole. Ed infatti mi succede quella cosa dell’anti-evoluzione, verso le 11 anziché le 11,30. Un pregio è quello che, persino conservate in una borsa -tipo Mandarina Duck-  e sballottolate parecchio -tipo sugli autoscontri o il tagadà- non subiscono grosse mutazioni in quanto a forma e sostanza. Ottime d’asporto e per uno snack veloce. Un po’ meno per la colazione, forse.

E poi ci sono le barrette, quelle un po’ porche.

Rispondono al nome di “Sirius“, ma nulla hanno a che fare con Sirius Black di Harry Potter (ma quanto è bello Gary Oldman??? Dicono pure che sia pazzo! Madunnina… come resistergli?). E manco con Sirio dei Cavalieri dello Zodiaco. Che sì, secondo me era più bello di Pegasus. Come era più bello Satomi rispetto a Mirko dei Bee Hive, ma tant’è…

Le barrette Sirius hanno due gusti, quelle al musli e ribes (e quindi un unico frutto rosso) a 1,69 € per 8 barrette, e quelle ai corn-flakes e cioccolati a 1,99 € per 6 barrette. Cioccolati (plurale) perché hanno i cornflakes ricoperti di ciccolato marrò, ma hanno un base di cioccolato bianco e brrr…. mica mi piacciono. Non so. Quelle al frutto rosso, spaccano… ma quelle cioccolatose, per quanto potrebbe sembra che… no, non sono buone.

Un po’ come i non-preti. Ecco. E poi mi fanno venire male ai denti, io che non ho mai avuto una carie in vita mia, giurin giuretta. Mangiate la mattina mi fanno sentire come se fossi sotto effetto di metanfetamine. Con lo sbocchino, il rutto facile e quel senso di eccesso di adrenalina senza una ragione logica. Quella roba che potrebbe trasformarsi in ansia o paranoia da robboso. Per intenderci.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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