Riot-Grrrls meet flowers (and dolcetti)

Bis Frolline Val D’Enza

e la ricerca della femminilità spaiata

Cosa: crostatine

Nome: Bis Frolline Dolcetti Val D’Enza

Dove: LD

Prezzo:

Voto: 3,5 / 5

Appartengo a quella categoria di donne che si truccano sul truccato. Avete presente? Vi siete truccate la mattina e dovete uscire la sera e al posto di struccarvi con appositi prodotti e salviette, lavarvi la faccia e ripartire da zero su una tela bianca, preferite dar giù di nero sulle palpebre per camuffare la vecchia linea di eye-liner sbiadito e poterne tracciare una nuova e più spessa della precedente.

Che in fondo la differenza tra make-up da giorno e da sera, sta solo in questo: il truccarsi sul truccato. Tutto qui. Lo stile è figlio della sciatteria. Come per il Re Sole, Versailles e tutte quelle persone orribili e malodoranti che hanno inventato la moderna cosmesi.

O come le giornaliste di La7. Che tanto si vede che hanno i capelli zozzi, nonostante l’immane quantità di lacca che irrigidisce la piega, facendole assomigliare a dei manichini del primo centro commerciale nella Brianza degli anni Ottanta.

La7 è nemica dell’ambiente ed incrementa il buco nell’ozono, con tutta quella lacca.

Quelle che si truccano sul truccato, generalmente, lottano contro la ventrazza da birra e hanno iniziato a fumare perché volevano la voce di Courtney Love. Quando si vestono per uscire sentono la voce della mamma che le incentiva ad avere biancheria pulita e ben abbinata perché non si sa mai… potrebbero avere un malore o fare un incidente e finire al Pronto Soccorso. Quindi attenzione ad aver calze uguali (sebbene loro – le calze – facciano di tutto per vivere l’amore libero e l’auspicabile promiscuità che oltrepassa la convenzione borghese e sessista della coppia uomo-donna monogama e tradizionalista), mutandine e reggipetto abbinati in base al colore e al tenore. No, quindi, ai mutandoni slabbrati di cotone bianco insieme a quel reggiseno sega-gabbia toracica di pizzi e merletti, ferretti e rostri acuminati che sulla modella senza tette di Intimissimi calzava da Dio.

Il punto è che quando ti rendi conto di avere calze spaiate, biancheria malassortita, caccole di rimmel all’interno dell’occhio ed una lattina da mezzo litro di birra in mano e parli con le tue amiche e biasimi l’autoritarismo extra-nazionale per la preoccupante deriva nazional-socialista della Grecia, paragonabile alla condizione della Germania pre-nazista, schiacciata ed umiliata dalle inaccettabili condizioni imposte dal Patto di Versailles del ’18 – rutti – e poi ribadisci il fatto che qui sta minacciando il principio fondamentale dell’autodeterminazione dei popoli… pensi che forse non sia così importante il bon ton.

Per dare, come si dice, un colpo al cerchio ed uno alla botte… ci viene incontro la Dolciaria Val D’Enza con i suoi finissimi, elegantissimi dolcetti.

1) l’eleganza della confezione coi fiorellini (violette e gelsomini) e le linee sinuose e femminee.

2) la ricercatezze, il profumo e la delicatezza dell’abbinamento more-violette, cioccolato-gelsomino e limone e fiori d’arancio.

L’abbinare insomma frutti ai fiori. Fiori aulentissimi et delicati come il gelsomino, il fiore d’arancio e la violetta, per di più… ecco. Lava via ed azzera – come una buona sessione di struccaggio – tutto ciò che c’è di male (se ce n’è poi… di male) in noi che ci trucchiamo sul truccato, non sappiamo stirare e ci si sente più a proprio agio in un circolino con vecchi bestemmiatori piuttosto che altrove.

Un appunto: la vezzosa granella di nocciola vantata nella confezione, tende a fare un po’ quel cazzo che gli pare come calze spaiate in una lavatrice che ruzza a 40° (che così non bisogna fare distinzione tra capi colorati e no… anche se poi, l’alternativa c’è ed è comprare solo vestiti NERI).

Il dolcetto VALDENZA non è male. Ricorda una crostatina delicata, senza però rammentarci troppo la nostra infanzia, la gara di rutti e la competizione di sputi che eravamo sempre destinate a perdere contro quei maschi, che – diamine – partivano avvantaggiati. O forse baravano. 

Insomma… suggerisco a tutte quelle che si riconoscono nel quadretto di cui sopra, di acquistare i dolcetti Valdenza per riequilibrare lo yin e lo yan, Venere e Marte e tutte quelle sciocchezze di genere che si presuppone distinguano gli uomini dalla donne. Perché, ammettetelo, il più grosso complimento che vi è stato fatto è stato quando vi è stato detto che «quando bevete, non siete come le altre… voi lo fate come gli uomini» e tutto ciò è riprovevole.


 

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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