Tempura di gambi di bietole

Io non so se tutto ciò è normale. Non credo. Comunque il mio consorte ed io, quando siamo stati in Giappone abbiamo fatto il tour di tutti i posti che facevano pasta e pizza e abbiamo provato praticamente tutto. Come fanno gli spaghetti i giapponesi, ad eccezione di alcuni italiani e forse i cinesi, non ce n’è. Davvero. Cottura sempre al dente, ben conditi, saporiti e saturi di aglio come se non avessero le narici.

Una ricetta classica dello spaghetto italiano fatto alla giapponese è quella a base di tarako.

 Questo è lo spot del tarako che sarebbe un condimento a base di uova di pollack (o pollock) d’Alaska Marinato. Anche se la traduzione corretta di tarako sarebbe “bambini di merluzzo”, ma lascerei perdere… come se non fosse già abbastanza inquietante lo spot con l’esercito di Kewpie vestiti da tarako e quella canzoncina ipnotica e cupa. Brrr…

Dicevo… quando siamo in Giappone cerchiamo la pizza. Quando siamo in Italia cerchiamo la pizza. E anche i sapori giapponesi e quindi eccoci a comprare piccoli adorabili mochi (dolcini alla pasta di riso e marmellata di azuki), quantità industriale di tofu, arachidi alla glassa di wasabi ecc. ecc. tutta roba che recensirò.

Dove? Li prendiamo al Kathay. Questo micro-negozio a Milano, fuori dalla stazione centrale (la sede principale però è in zona Moscova) che vende tutto ciò che è etnico-importato senza però fartelo passare come una roba terzomondista radical chic. Cioè ci vanno i cinesi a comprarci la roba. E anche i giapponesi. Una volta ho visto questa ragazza giapponese che sembrava fatta di Mdma, vagare col suo barboncino cantando a voce alta “Nattoooo, nattooo” perché, giustamente, aveva voglia di Nattō che è una roba che dovrebbe essere illegale talmente fa schifo. Trattasi di fagioli si soja fermentati. Una roba collosa e maleodorante che di solito si mangia a colazione.

Ora, il Kathay è anche on line e da casetta vostra potete acquistare ostie di biancospino, spagnolette alla cipolla, udon istantanei, raponi giganti e tutte quelle robe lì che si mangiano dall’altra parte del mondo.

Io ho comprato per esempio la  farina per tempura, 700 grammi per  6 €. Non è poco, ma tenete in mente che con quella confezione ci farete 7  fritture abbondanti per quattro persone.  …è anche vero che la pastella della tempura potete farla a casa con farina, uovo e acqua ghiacciata e frizzante però vabbé… sta scrivendo una che si mangia la pizza in Giappone (ne ho trovate di buonssime comunque!).

Cosa tempurare? Tutto. Ma andando con ordine:

INGREDIENTI

* 100 grammi di preparato per tempura

* 160 ml di acqua gelida e possibilemente frizzante

* verdure miste (gambi di coste/bietole, patate, peperoni, cipolla, funghi champignon e… limoni)

* sale

* olio di arachidi

PROCEDIMENTO

Versare 100 grammi di farina per tempura, versarci lentamente l’acqua e girare per sciogliere i grumi. Il composto deve risultare mediamente denso.

Scaldare l’olio nella padella. Deve essere molto molto caldo. Non abbiate fretta dunque e cominciate a friggere solo quando l’alimento in questione, non verrà aggredito da un’orda di bollicine e non verrà sbatacchiato su e giù dalle stesse. Deve essere una roba a metà strada tra il pogo, il mosh e lo stage diving.

Io ho aperto il frigo è ho trovato delle coste/bietole, un mezzo peperone giallo, mezza cipolla, due piccole patate e dei funghi champignon.

Avete presente le coste e/o bietole? Sono quelle robe buonissime ma ingannatrici che si riducono in nulla nel momento in cui le cuoci, lasciandoti in eredità una quantità ingestibile di scarto. I gambi di coste/bietole, appunto. Ecco, loro sono i protagonisti di questa rece-ricetta. Perché al posto di ingolfare e appesantire il sacchettino dell’umido che è già lì-lì per passar a miglior vita, grazie alla sacra arte del friggere, pure i gambi di coste-bietole acquisiscono una certa dignità.

E sì, so già quello che state pensando…

1) friggere non è una ricetta

2) friggere è barare, perché il fritto nobilita tutto.

Avete ragione, friggere non è una ricetta per lo più, una pratica religiosa. Qualcosa che ci avvicina al divino, in tutti i sensi. E poi non è vero che friggere nobilita ogni cosa. Mano sul cuore. Il mio consorte ed io, ad una certa, ci siamo fatti prendere dalla smania della tempura e abbiamo cominciato a impastellare e friggere tutto ciò che ci passava per mano. E nessuno dei due ha avuto la lucidità e l’autocontrollo di dire che, forse, quando abbiamo impastellato e fritto pure il limone, magari, avevamo superato il limite.

Beh, la tempura di limone fa schifo. Ma schifo-schifo.

Ma tornando ai gambi di coste-bietole, che sono la vera scoperta! Vanno tagliati a bastoncini, come le patatine fritte, impastellati e buttati nell’olio caldo-caldissimo fin che non dorano e oh… sono eccezionali.

 

 

 

BIO Valeria Disagio

Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. / Cura una fanzine www.nihilismi.wordpress.com / Partecipa al collettivo eco-anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando http://kalashnikov-collective.blogspot.it/

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