I biscotti, il senso della colpa e il sospetto

I biscotti ai cereali, i sensi di colpa e il sospetto

Cosa: biscotti ai cereali

Cognome: Fornidea

Doce: LD

Prezzo: 0,99 €

Giudizio:  5/5 + sospetto = 2,5/5

Non stiamo bene. E questo è un dato di fatto. I miei amici su Facebook che non lavorano, si dividono in due categorie: quelli che danno dei servi a chi lavora e quelli che sono schiavi della ricerca del lavoro (me compresa). Come vivano i primi, non ci è dato saperlo. Di solito (a parte rarissimi casi) fanno l’università e con loro affronterò l’argomento quando, con la loro laurea breve in qualche materia umanistica (come la mia) in mano, si troveranno nel magico mondo della ricerca del lavoro.

La laurea breve è il male nel mondo. Prendibile senza troppi sforzi (come ho fatto io) dà a te e alla tua famiglia l’illusione di avere una laurea vera e propria, che ti porta a pretendere cose che non avrai e ad essere scartato da posti che accetteresti volentieri.

Ho amici che sono andati alle agenzie interinali omettendo il titolo e hanno trovato lavoro.

Settimana scorsa ho fatto un colloquio per la redazione di un quotidiano locale. Mi hanno detto che volo troppo alto. Mi hanno detto che non avrei avuto ne’ soldi, ne’ gloria, come se la ricerca di un’occupazione fosse per forza di cose il bisogno stronzo yuppistico di affermazione del sé. Il cazzo. Cerco lavoro perché ho bisogno di giusto quei due soldini per campà. Come si dice.

Ma finito il pippone personalstico, vorrei ora rivolgermi a quella schiera di persone (come la sottoscritta) che hanno fatto della ricerca perenne del lavoro, un’ossessione morbosa da digrignare i denti di notte e farsi venire i crampi ai polpacci.

Il mio messaggio è questo: smettete di colpevolizzarvi. No, non c’è niente che non va in voi… il fatto che non siate riusciti a tenervi un lavoro per più di sei mesi (e quando è successo, lo avete lasciato perché vi “faceva strano”) non è ASSOLUTAMENTE colpa vostra, ok?

E c’è mio padre che dice: “Non capisco perché voi giovani non scendiate in piazza!” E allora mi sono immaginata manifestazioni oceaniche con striscioni chilometrici con cui si chede SOLO una cosa: RISPONDETE ALLE MAIL. Anche solo per un “fottiti sfigato”. Va bene uguale, ma spendete, ve ne prego, quel secondo per darci almeno l’impressione che stiate valutando la nostra candidatura.

Parlando con le mie amiche una volta è venuto fuori che ci sono persone che, al posto di sciorinare tutte le ottime ragioni per essere assunti, puntano sul pietismo. Conosco scrittori che hanno fatto impietosire un’agente letterario (donna) pur di farsi rappresentare. Puntavano sul concetto di “fame”, proprio come i mendicanti al semaforo che ti fanno la mano  a banana e la puntano verso la bocca.

Del tipo: «È tre mesi che mangio spaghetti al burro senza formaggio perché non ho i soldi manco per il parmigiano»

Ma non credo che la cosa possa funzionare con me:

1) esiste Discount Or Die. Se dovessi mandare una lettera di presentazione dicendo “mangio di merda perché non ho soldi”, tradirei la sacra causa della D.O.D Army e meriterei di essere decapitata da Eddard Stark/Boromir con la sua antica spada valyriana Ghiaccio.

2) faccio parte di quella generazione che è cresciuta col peso morale di tutti i bimbi d’Africa col ventre gonfio e le mosche negli occhi. Non c’era pranzo, cena o merenda in cui, se non mangiavi pure le briciole sul tavolo, come un avvoltoio, arrivava la gravosissima giaculatoria del “non sai che in Africa ci sono i bambini che muoiono di fame?!?”. Ed è per questo che Spitty Cash ha fatto tanto successo. E no, non sono prese per il culo le dodici pagine di gente che canta “Difficoltà nel ghetto”. Sono tributi! Fatto sta che è quasi impossibile trovare il video originale. High five per te, Spitty Cash. Parlando di bambini pòv’ri, hai rappato al cuore di una generazione.

Il punto è che tirare in ballo la fame così, a cazzo, mi sembra davvero poco corretto. Anche perché, quando torni a casa dall’LD con una confezione di biscotti FORNIDEA di cereali soffiati e fave di cacao ricchi di fibre, non puoi che trovare soddisfazione e conforto nello scoprire che ricorda il salame al cioccolato. Davvero!

I biscotti ai cereali son sempre buoni. Questi qui poi, c’hanno quel retrogusto di salame al cioccolato, senza condividerne le calorie e il prezzo, nel caso lo si compri, lo sbattimento, nel caso lo si faccia. Novantanove cent per del simil-salame al cioccolati ricco di fibre? Bella lì!

Così elimini pure il senso di colpa di di avere il senso di colpa per i chili in eccesso. O meglio… la possibilità che mangiare determinate cose potrebbe farti ingrassare. Che se non fosse così, credo che piacerebbero di meno. Comunque, sì, siamo complicati. Ma ho esordito dicendo “Non stiamo bene”, no?

E allora pensi che anche se non hai un lavoro e anche se i bimbi pov’ri africani continuano ad avere fame, forse, ma forse… c’è la possibilità di vivere comunque benino. Ecco, che non ha proprio senso svegliarsi la mattina con la voglia di spararsi un colpo di fucile in faccia, perché ci sono i biscotti Fornidea con le fave di cacao, che costano poco e hanno poche calorie e c’hanno le fibre, così non ti senti quella viziosa viziata, che si mangia il salame al cioccolato alla faccia dei bimbi africani, sì, insomma, forse…

Scordatelo.

FORNIDEA, ditta del veronese, s’è macchiata nel 2004 dell’onta di vendere wafer con il 50% e passa di soja OGM senza dichiararlo. Sono tutti incazzati per questa cosa. Già riviste come Il Salvagente e AltroConsumo avevano fatto nota la cosa fin dal 2002.

Qui, un elenco di cattivi che nel 2002 usavano gli OGM senza dira “be” o che avevano etichette ambigue. (che poi c’è dentro pure Valsoia e fighini vari, neh!)

Da allora non si sa poco o nulla sulla condotta della FORNIDEA. Mi sono divorata tutti i biscotti in pochissimo tempo e avendo buttato la confezione, non ho al momento la possibilità di leggerne gli ingredienti. La prossima volta che vado all’LD però indagherò! Giurin Giuretta.

Son passati parecchi anni da allora. E mi piacerebeb pensare che qualcosa sia cambiato o che, magari, l’onta degli OGM a tradimento, si limitasse ai wafer. Sì, mi piacerebbe. Mi piacerebbe tanto.

Kurt, t.v.t.b. Miss U!

 

 

 

 

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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