IL GHIOTTONE: il puré antifascista. Forse.

N’OI! MANGIAMO IL PURÈ ANTIFA

Cosa: Puré già pronto

Nome: Il Ghiottone

Costo: 1,49€ per 400 grammi.

Dove: Penny Market

Giudizio: 2,5/5

E c’è stato un tempo – me lo ricordo cristallino – in cui i fasci-nazi se ne stavano in discoteca o allo stadio. C’avevano il santino del Duce. Disegnavano svastiche nei cessi della scuola. Facevano i bulli al Luna Park. Menavano i metallari,  i punk e i rastafariani. Tutto questo con la stessa naturalezza e spontaneità di un punto nero che si ottura, s’infetta, diventa brufolo, si carica di pus ed esplode. Non votavano. Non organizzavano un bel niente e non facevano parte di pseudoassociazioni cultural-sociali-sportive. Al massimo si menavano in curva, toh…

E c’è stato un tempo – me lo ricordo così e così – in cui quelli organizzati, sensibili alle brutture del mondo e che facevano cose erano gli altri. Che per anni si è detto “I libri di Storia gli hanno scritti i comunisti” o “la cultura è monopolio della sinistra” e anche “i giornalisti sono tutti anarco-insurrezionalisti” e altre amenità.

E  poi non so come e non so quando – mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa – mi sono distratta e quando sono riemersa dalla distrazione mi sono accorta che tutto era cambiato.

Sembra insomma che i fasci-leghisti siano diventati buoni. Aiutano i terremotati, distribuiscono il pane e i latte ai poveracci, rivalutano la figura del Che, supportano la lotta per la difesa del diritto di autodeterminazione dei popoli baschi, tibetani e palestinesi. Manifestano contro la cementificazione selvaggia del territorio, l’inquinamento, lo sfruttamento degli animali. Sono pacifisti. S’indigano e vogliono fare fiaccolate contro la brutalità delle Forze Armate. Invitano gli immigrati ai loro incontri pubblici.

…e poi organizzano feste private per il compleanno di Hitler, e cantano canzoni famose ma alterando i testi. Roba del tipo “Negri Du-Du-Du in cerca di guai” sulla falsa riga di “Donne” di Zucchero.

Ah, ecco. Ora tutto torna.

C’è insomma, da un po’ di tempo a questa parte, la voglia di apparire più carini di quel che si è. Mi sembra.

Prendiamo per esempio il puré di patate fresche Il Ghiottone, in vendita al Penny Market. È puré. Niente di più e niente di meno. Notiamo però la buffa patata umanizzata, che ricorda il globulo rosso grasso di “Siamo fatti così” che balla lo ska, sul logo della confezione.

Al contrario della confezione tradizionale (l’arditissimo puré in busta italiano!) , in cui devi far bollire il latte, aggiungere l’acqua, il sale, il burro e la noce moscata. Girare e girare. Questo puré del Penny Market è già pronto così. In una confezione di plastica leggera leggera e, per forza, ammaccata. Apri, metti in microonde o nel pentolino e giri, ma solo per un po’. E così insomma, ti risolve quel brutto problema dell’aver sempre latte fresco in casa. Orribilissimo problema! Avere latte e pane fresco ogni giono in casa è un diritto basilare per ogni cittadino etrusco.

Per fotuna che ci sono i nazi-fasci del terzo millennio a distribuire latte e pane fresco in strada, che sennò -ahinoi – come potremmo fare il puré in busta? O la scarpetta col pane dopo aver mangiato la pasta al sugo? Ecco, se potessi consigliare un nuovo logo alla prossima associazione proto-futurista (retro-fascia) italiana ci consiglierei di rivendicare il diritto alla scarpetta. NO AL LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE, SI ALLA SCARPETTA.

Ma noi ce ne fottiamo e compriamo il vero puré antifascita. Il Ghiottone! 400 grammi di classico puré già bello che pronto per 1,49€.

Ah!

Non è vero. Cioè sì, il puré antifascita è nettamente migliore del puré in busta. Eh sì, io il latte fresco in frigo non ce l’ho quasi mai. E manco il pane, se per questo. Però vabbé… è puré. E costa anche 1,49 €. Mica bruscolini.

E non importa se il differente packaging e la differente modalità di preparazione-approccio, possano far passare un puré per qualche cosa di diverso. Un puré, resta sempre un puré così come un fascista rimane sempre un fascista.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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