Pintarolas: 3 tubos

Cosa: Confetti al cioccolato simil-Smarties

Nome: Pintarolas

Costo: 0,99 € (x 3 tubos)

Dove: Todis

Giudizio: 3/5

Settimana scorsa sono andata alla Lidl alle 18 di un sabato pomeriggio uggioso. Era buio, c’erano le pozzanghere ingannevoli – quelle che ti celano la reale profondità del buco ammazza macchina – e con ancora un lunghissimo inverno davanti, mi si è già rotto il gommino del tergicristallo. Quella roba di gomma che si rompe col freddo o col caldo, ora non ricordo, per cui i saggi ti suggeriscono di tenere alzato il tergicristallo quando fa molto freddo o molto caldo. Cosa resa ancor più fastidiosa della rottura della stanghetta degli occhiali da sole a dieci gioni dalla fine dell’estate, per cui ti vien da dire: “mica spendo soldi per comprarmi degli occhiali da sole con l’inverno che bussa alle porte, o no?” e così, l’unico modo per difenderti dai raggi del sole, è quello di fare la faccia di una che aspetta una sberla da quel padre burbero e autoritario che è il riscladamento globale.

Che abito in provincia di Varese e qui piove spesso e volentieri. Se uno deve fare una scelta tra gommino del tergicristallo o occhiali da sole è senza dubbio più saggio optare per il primo. Chissà se quando diventeremo provincia di Como, abbassandosi la media totale delle precipitazioni, diminuirà anche la percezione di umidità generale.  Brutta storia quella dell’umidità. Dell’umido e degli Umidity, fanta gruppo metal che canta il supplizio dell’umidità che fa sudare in estate, dell’umidità che entra nelle ossa in inverno e dalla pioggia e del fango che allaga le tende ai festival metal per l’appunto.

Beh, in questo quadretto umido, buio e infausto sono andata a far la spesa nella peggio ora in cui fare la spesa, del peggio giorno in cui fare la spesa. Sabato alle 18,00.

Cassiere stanche (affranta una, isterica l’altra), vecchi che non ce la fanno ad abbandonare le cattive abitudini di un’intera vita da lavoratori e alcolisti (nel senso patologico del termine) che si devono comprare un bottiglione da 2 litri di pessimo vino rosso e delle merendine all’albicocca per passare le successive due ore, sorseggiando circa 1 centilitro e mezzo di vino al minuto. Il suddetto quasi-cinquantenne con evidenti problemi con l’alcol, la fiatella alcolica, i capillari rotti sul naso e le gengive grigie che si nascondo sempre più in su sempre più in su verso le estremità della faccia, stava proprio dietro di me in coda e cantava una sorta di roba che stava a metà strada tra Vasco-Liguabue e Robert Johnson. Figata, direte voi! No, per niente era fastidioso e invadeva la mia area di pertinenza.

E intanto che riponevo le mie tre casse di Grafenwalder nel carrello, la cassiera – gentile nonostante l’ora e il giorno – ha osato dirgli: “Sa che le briosches della Bauli all’albicocca sono in offerta da lunedì, ora sono a prezzo pieno, ahimé”… sospirando affranta dal caro-albicocca.

L’uomo ubriaco e canterino è diventato rosso di colpo, s’è indignato e ha detto una roba tipo “non me ne frega un cazzo dell’offerta, avevo voglia di merendine all’albiccoca e se ho voglia di qualcosa me lo prendo, bella!” con un’aggressività tale che giustificherei solo come reazione ad un’accusa gravissima tipo “lo so che ti scopi i cani”.

Ed io pensavo a quest’uomo over quaranta-quasi cinquanta che va al discount per comprarsi un bottiglione di vino e delle merendine all’albiccocca, già ubriaco,  che però s’indigna perché una gentilissima cassiera – gentile nonostante l’ora e il giorno, il sabato alle 18, ricordiamolo- voleva farlo risparmiare.

No, non potevo reggere tanta bruttura e così la mia mente ha ripescato nei cassetti dei ricordi un episodio felice della mia vita. Un momento preciso della realzione tra me e i discount che custodisco con tanta gioia e lacrime e anche un po’ di dolore -quest’ultimo però solo in forma di vaghissima sensazione- come quando si partorisce (dicono) o come quando ci si tatua e ti dimentichi quanto cazzo faccia male e allora ci ricaschi.

Parlo dell’inaugurazione del Todis nel piccolo paese nella provincia di Varese in cui vivo. Il primo Todis di tutta la provincia.

Due anni fa al massimo. Ed era primavera. E c’era così tanta gente che sono stata in coda per un’ora abbondante. Per che cosa?

Per pagare un’unica confezione di Pintarolas.

E voi direte: ma non potevi lasciarle giù? E poi, già che c’eri, non potevi prendere anche altro? No e no. No, perché quando ho visto la bella confezione di Pintarolas, con quel nome, quei colori e non meno importante, la specifica “3 tubos” non ho capito più niente. Rido anche adesso a guardar la foto. E poi era la prima volta che le vedevo, la prima volta che entravo in un Todis e poi non c’erano più cestini. Il carello non lo prendo quasi mai perché appena parcheggio mi fiondo al’interno del discount senza sapere chi sono, quanti anni ho, quale sia il mio gruppo sanguigno e dimenticadomi così il carello. No, perché non ho quasi mai la moneta giusta e non me la sento di fare lo scambio con chi invece deve renderlo.

Sono rimasta scottata da una brutta esperienza fuori dalla Tigros una volta in cui, sorridendo con due monete da cinquanta tra indice, medio e pollice, ho chiesto ad una vecchia se mi dava il suo carrello e lei mi ha detto: “no, dentro ho l’euro del carrello”. Ed io ho replicato: “Signora se io prendo il suo carello con dentro l’euro e in cambio le lascio due monete da cinquanta, siamo pari e in più non deve far la fatica di metterlo via VACCHIACCIA MALEFICA” (la seconda parte però l’ho solo pensata). Ma la vegliarda ha insisitito che quell’euro specifico era l’euro che lei usa SEMPRE per il carello. Al che le ho chiesto cortesemente di prestarmi il suo rarissimo esemplare in via d’estinzione di fazzoletto di stoffa bianco e l’ho agitato sopra la testa, arrendendomi. Davanti ad una tale tenacia derivante da affetto, abitutine, compulsività, ossessione, malattia mentale, arteriosclerosi, alzheimer, nulla potevo fare. E, da allora, non chiedo più di fare scambio di monete per carello monetato.

E poi – tornando a bomba sul Todis e le Pintarolas – ero andata di proposito per documentare il grande evento dell’arrivo del Todis in provincia di Varese, ok?!? Solo che poi mi sono dimenticata il telefono e non ho potuto fare foto per documentare la cosa e quindi non ho mai scritto nulla fino ad un tot di righe fa.

Ricapitolando: inaugurazione del Todis, vado a fare lo scoop, non ho la possibilità di far foto, non ho il carrello e non ci sono più cestini. Vago abbagliata dalla moltitudine di novità e possibili future recensioni, vedo le Pintarolas e non capisco più niente.

Mitiche Pintarolas. Con quel gioccolato duro ed insapore e il rivestimento zuccheroso duro e chimico. Niente di più e niente di meno delle originali Smarties. Tre tubos a 99 centesimi. E come per quasi tutte le imitazioni (vedi M&M’s  e Mister Choc), colpevoli anche loro di una vergognosa sbiaditaggine. Colori sbiaditi, sapori iniqui, ma sorrisi assicurati. Anche dopo un’ora di coda alla cassa.

BIO Valeria Disagio

Valeria è nata a Varese nel 1982. Esordisce nel 2005 con il romanzo Casseur e partecipa a diverse raccolte di racconti. Vive nei boschi. Ha tre gatti. Lavora coll'internet. È fondatrice e curatrice del blog “Discount or Die”. / Cura una fanzine www.nihilismi.wordpress.com / Partecipa al collettivo eco-anarcho-romantic-punx Kalashnikov Collective, scrivendo cose e cantando http://kalashnikov-collective.blogspot.it/

Leggi pure...