Spatzli Betty Bossi: orrori da gustare.

Spatzli Betty Bossi: brutti, ma buoni e salvifici.

Cosa: Spatzli

Nome: Betty Bossi

Dove: Coop Svizzera

Prezzo: 2,80 FCH (quelli normali) – 3,20 FCH (quelli bio alle verdure)

Nella classifica delle cose del regno animale che mi fanno schifo/ paura metto i ragni, le scolopendre, le lumache senza guscio e i cagnotti. E c’è stato un tempo in cui ho vissuto in un piccolo appartamento, in un piccolo paese, in un condominio di stronzi. Il condominio sorgeva sul pendio di una montagna con bosco marcio annesso. Tant’é che giusto fuori dalla porta-finestra che dava sulla mia camera, puntato dritto in direzione del letto, c’era un albero morto di qualche decina di metri e svariate tonnellate che, precipitando, era finito sul ramo di un altro albero morente -ma non ancora morto – che lo tratteneva a stenti. Come in un’ipotetica partita a biliardo in cui il tronco morto era la stecca ed io la palla da colpire, io mi immaginavo che presto sarebbe successo. Presto il ramo semi-buono avrebbe ceduto e il tronco marcio sarebbe sceso giù, come un dardo gigante, per colpirmi intanto che dormivo. Ed ero convinta anche, che se non vi avesse ucciso il tronco, lo avrebbe fatto uno di quei ragni giganti, grossi come topi, alimentati dallo stesso legno marcio di cui sopra. Vivevo con porte e finestre chiuse anche ad Agosto.

Il suddeto bosco marcio, oltre a minacciare la mia vita con tronchi morti e ragni giganti, mi ha messo alla prova duramente inviando orde ed orde di lumache senza guscio che arrivavano ovunque, persino nell’atrio e nel pianerottolo del condominio. Ovunque andassi c’erano ragni e lumache senza guscio. Schifossissime lunghe rossicce viscide lumache senza guscio.

E poi c’era il problema dell’umido. Sì, l’annosa questione dell’umido per i single, per riempire un sacchetto ci vuole troppo tempo. Così tanto che, quando cadeva il giorno in cui si deve buttare l’umido, guardavo il mio sacchetto praticamente vuoto e dicevo: “massì che un’altra settimana mi dura” per poi trovarmi con sacchetti bucati, spazzatura liquefatta e cagnotti in giro per il balcone. Un incubo.

Rischiavo l’esaurimento nervoso. Avevo sviluppato un’autentica ossessione e terrore per tutto ciò che era più piccolo di un passerotto. Comprese le lucertole. E, al contrario di ciò che ti dicono i siti pro-anoressia in cui suggeriscono di non mangiare mai nulla più grosso del palmo della tua mano, io dovevo per forza di cose fare il contrario. Qualsiasi cosa di piccola dimensione mi ricordava ragni, lumache, vermi, insetti e cagnotti. Ogni volta che ingerivo qualcosa e lo masticavo, mi s’insinuava il dubbio che forse, nell’incavo di una penna al pomodoro o sotto una foglia d’insalata potesse nascondersi una bestia.

Sono passati diversi anni da allora e si può dire che io abbia superato quel trauma. Eppure non vi nascondo che quando ho visto gli spatzli “bianchi” Betty Bossi, io, ai cagnotti, un po’ ci ho pensato. Ma per “fortuna” in Italia si trovano solo quello verdi. Anni fa invece trovavi sia quelli verdi agli spinaci che quelli bianchi. Forse non sono l’unica a pensare ai cagnotti quando vedo gli spatzli bianchi, dico io. Ed è per questo che non li fanno più.

Ma poi sono andata in svizzera, alla Coop Svizzera e lì, lasciatemelo dire, è la patria degli spatzli. Ne abbiamo comprati due tipi. Perché bisogna affrontare le proprie paure e bisogna avere il coraggio di abbandonare, ogni tanto, il quieto sentiero dell’abitudine.

Gli spatzli semplici “Betty Bossi“. E gli spatzli bio alle verdure, sempre “Betty Bossi”. Questi ultimi in particolare, ricordano dei cagnotti, che è un peccato perché sono veramente buoni. Ah, se siete vegani non comprateli. Perché, come ragni che s’insinuano ovunque, gli spatzli nascondo una piccola percentuale di formaggio svizzero Quark.

Li ho mangiati entrambi solo con margarina, salvia e parmigiano. Si possono fare sia lessati (come degli gnocchi normali) che saltati in padella già col condimento (sugo, burro o quello che volete voi) e un bicchiere d’acqua. Che ad essere bravi e padroneggiare questa tecnica si possono fare pure gli spaghetti così e sono davvero buoni perché assorbono tutto il gusto del condimento. Però bisogna essere bravi perché altrimenti si rischia di mangiare spaghetti al pomodoro brodosi che mi vien male solo a pensarci.

Il resto della recensione sarà, da questo momento, un vero e proprio copia e incolla (come nelle migliori redazioni di testate giornalistiche italiche) di recensioni passate. Perché, ahimé, quando si parla di proddotti “esteri” mi tocca ridire le stesse cose. Come questa delle patatine Secret

L’italia è una repubblica fondata sulle mamme. Le mamme sono fondamentalmente apprensive (con picchi latenti della sindrome di Munchhausen – che se non fosse per Eminem, non saprei di che cosa si tratta) e sono ancora scettiche su tutto ciò che è industriale. Le mamme italiane vogliono far mangiare bene i propri bambini. Le mamme italiane non cucinano mars fritti per intenderci… Le mamme italiane diffidano da tutto ciò che esula il gusto (o finto gusto) familiare e naturale delle cose.

 Come questa dei Rosti Bonprix….

Alla Coop Svizzera invece c’è un tipo di abbondanza diversa. Sì, ci sono marche e fasce di prezzo differenti, ma nel reaparto mayonese per esempio, trovo mille tipi di mayonese ai mille gusti. Come quella all’aglio, quella ai capperi, quella allo yogurt, quella di riso, quella alle acciughe, quella… ecc. ecc. Beh, se c’è dentro l’aglio allora non è mayonese, mi dirai tu… FOTTITI. Dico io. Ti meriti il Pd!

La banalità. La cieca, sorda, vecchia banalità del bisogno di optare sempre per il giàmmangiato, il giàbevuto, il giàvvisto. Che siano film, che siano tubetti di mayonese, che siano gnocchetti di patate. Ma basta, dico io! Basta.

Basta, per esempio, che in ogni video pseudo-gotico-dark-metal-oscuro ci debbano essere i ragni, i cagnotti e gli scarrafoni.

Basta! Concludo con un video degli Skunk Anansie dove ci sono sia le bestie orribili che le patate (si chiama Charlie Big Potato) così sembra che tutto abbia un senso.

Spamma ovunque, dai!
The following two tabs change content below.

Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

Lascia un commento