Minestrone sOuper Vs. Minestrone Orto Mio… L’istess rob.

O questa minestra o questa minestra.

Cosa: Minestroni in brik

Nome e dove: sOuper (Eurospin) e OrtoMio (Penny Market)

Costo: 1,09 € (sOuper) e 0,99 € (OrtoMio)

Giudizio: 4/5

Qualche giorno fa è uscita un’intervista alla sottoscritta qui.

Dopo poco è apparso questo commento circa Discount Or Die:

Io invece l’ho trovato lacunoso e spesso approssimativo. Scarsamente informativo circa prodotti alimentari più largamente tipici dell’alimentazione mediterranea (formaggi, affettati, pasta ripiena ecc.). Grafica poco accattivate (sembra plasmata sui depliants dei discount) e umorismo a volte insistito e fastidioso.
Inoltre se il tutto è motivato dalla ricerca del piacere, perseguire il piacere attraverso tortine di farro e legumi precotti ha qualcosa di perverso….

E la mia mamma mi ha scritto crucciata e allarmata, per segnalarmelo. Al che, le ho detto: “Mamma, la prima regola è MAI dare peso ai commenti”. Però, ahimé, il tarlo un pochetto te lo insinuano sempre. Quindi, come è giusto che sia, ora scriverò la recensione più lacunosa, approssimativa, scarsamente informativa sui prodotti tipici dell’alimentazione mediterranea (tipo i formaggi, gli affettati e la pasta ripiena ecc. ecc.) ed userò una grafica poco accattivante (come se fosse plasmata sui depliants dei disocunt) e cercherò di farlo con un umorismo insistito e fastidioso. E per di più, visto che la ricerca del piacere non può passare attraverso tortine di farro e legumi precotti, ho deciso che recensirò il minestrone in scatola (cioè in brik) del discount. Tié.

Evviva il minestrone del discount.

Doppio minestrone.Il primo è dell’Eurospin, marca che potrebbe essere sOuper, ma anche no (devo essere vaga, no?) al costo di 1,09 €.

Il secondo è del Penny Market, marca Orto Mio e costa dai 0,98 € ai 0,99 € (o giù di lì…).

Beh, il minestrone è il minestrone e sì, sono convinta che una fetta di mortadella sia più vicino al concetto di “piacere” dell’italiano medio. E sì, riconosco anche che un tomino sia più godurioso e i tortellini più goderecci, però che vi devo dire… ne avevamo già parlato, a me piace pure il farro, le zuppette e le minestrine. E la ricerca del piacere può, forse, anche passare dal fare alcune scelte di vita. Tipo non insozzarsi le arterie di grasso grassoso. Non mangiare bestiole o cibo che derivi dalle stesse. Etc. etc. E questo non vuol dire di certo essere salutisti. Fosse per me friggerei pure i batuffoli di pelo che lasciano in giro i miei gatti (umorismo forzato). Fosse per me abbrustolirei tutti i berlusconiani e il PD tutto sul girarrosto (umorismo fastidioso).  Però ogni tanto il minestrone, il farro e le zuppe ci vogliono nell’alimentazione di una persona. E che diamine.

C’è per esempio questo video postato da Gabriele Pieroni sulla sua “Pancia del Popolo” che mi fa venire male all’anima. Cioè io lo guardo e mi vengono milioni di piccoli infarti ad ogni svingolo, nodo o giuntura del mio intero sistema circolatorio. Mi sento il colesterolo che cresce e mi sommerge come un carro armato panzer nazi-cattivo.

Il punto è che c’è piacere e piacere. Il junk-food ci dona un certo tipo di piacere, ma che va centellinato, goduto e sì, meritato. La mega-giga porcata che fa gorgogliare ogni singola cellula del nostro corpo andrebbe presa come una forma di auto-eurotismo. Un po’ sozza e porca.

Il farro, il minestrone e le zuppette invece, danno un differente tipo di piacere che è paragonabile ad una auto-coccola.

Il punto è che la gente odia il cibo sano perché di solito non sa di nulla. La ggente odia le cose che fanno bene perché ci hanno abituati che ciò che fa schifo fa bene e ciò che è buono fa male. Ed è una stronzata, ecco.

La colpa di chi è? Della knorr. E dietro a tutto questo c’è una chiara strategia. Di certo la Knorr è in combutta con la Big Pharma, la Cia, Al Qaeda e La Repubblica. La Knorr infatti produce zuppette e minestroni dall’inesistente sapore di nebbia e vento, che ti obbligano ad aggiungere chili e chili di parmigiano e litri e litri di olio e cascate e cascate di sale e pepe, per poi ottenere comunque qualcosa che non sa di nulla. (che poi c’era mia nonna che riusciva ad invalidare l’essenza stessa del minestrone, facendo un megasoffritto di cipolla e pancetta a palate!)

E allora tu cosa fai? Sfanculi il “cibo sano”, pensi che sia perverso cercare il piacere attraverso tortini di farro e legumi precotti e lo cerchi in una fetta di mortadella che andrà ad ingolfare il tuo cuore e a sviluppare un’idiosincrosia per le zucchine. Comprometterai così il tuo sistema cardio-vascolare ed entrerai a far parte delle sempre più numerosa schiera di cardiopatici.

E altresì vero che a volte, dietro ad un apparente salutismo, si nasconde un’indole auto-punitiva. Non è vero che mangi sano perché vuoi campare cent’anni. Mangi zuppette stinte e verdurine scondite e appena cotte, perché t’hanno inculcato la morale cattolica che siamo tutti peccatori e che godere (del cibo e del proprio corpo) è come farsi accarezzare dal Diavolo.

E quindi, come per vegetariani e cannibali, la faida tra salutisti e gozzovigliatori, spesso assume toni altissimi e argomenti bassissimi, che si possono riassumere in: “Se ti piace il farro, sei frigida” o “Se non mangi la carne non ti piace la figa”. Tutta colpa della Knorr.

Se al posto di prendere zuppette e minestroni in scatola (farlo in casa sarebbe il massimo, ma di questo parleremo un’altra volta) della Knorr, il popolo prendesse, chessò, quella dell’Eurospin o del Penny Market, smetterebbe di credere che mangiare sano fa schifo.

I due minestroni, pressoché identici (sono prodotti nello stesso stabilimento in via Ghiara 24 a Fontanellato – PR), sono buoni così, senza che ci sia bisogno di aggiungere sale, olio o robe per aromatizzare.

L’unico difetto è dato dalla quantità. A meno che non lo si consideri come un primo, a cui poi far seguire una fetta di pancetta avvolta in un tomino con contorno di mortadella e cose mediterranee, per due “mangianti” una confezione è davvero misera. Ce ne vorrebbe almeno una e mezza a testa.  Almeno.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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