Melanzana Imbottita Rockabilly

Le melanzane imbottite che svuotano il frigo e fanno piangere i bulli.

Ho fatto le melanzane imbottite. Che ho sempre chiamato “ripiene” però credo che il termine “imbottito”, usato anche per “panino imbottito”, sia più simpatico. Un po’ come questa fanpage di Facebook per appassionati del Chiodo che specifica che si sta parlando del “giubbotto” e non del coso che serve per attaccare le cose ad altre cose, con l’utilizzo di un martello.

Ecco “giubbotto imbottito” credo sia un’espressione meravigliosa. Se poi cerco di immaginarmi un giubbotto imbottito marròn… ecco che sbuca il buon umore, impavido e irruento come una borchia sul chiodo (giubbotto). …O giuMbotto come mi è capitato di sentire.

Un’altra parola che mi fa un sacco ridere è “prot”, se possiamo considerarla tale. E infatti quando lavoravo e avevo addirittura un’agenda, avevo fatto sugli angoli delle pagine di ogni lunedì, il seguente disegnino.

Perchè se il lunedì vai a lavoro e apri l’agenda e vedi nell’angolo della pagina un buffo culetto che fa “prot”, ti viene da sorridere e smetti di volere il male delle persone. L’importante è non farsi beccare dai capi. Insomma, consiglio a tutti di disegnare un buffo culetto che fa “prot” nell’angolo sinistro delle pagine in corrispondenza del lunedì, sulle vostre agende. Oppure, se non avete un’agenda, potete disegnarlo su un post-it e nasconderlo in un cassetto della scrivania o sul fondo della cassetta degli attrezzi o sotto qualsiasi cosa usiate per lavorare. Ma mi raccomando, dovete saperlo solo voi, altrimenti non funziona.

Evviva il buon umore, dunque. Evviva le melanzane imbottite.

Prendere delle melanzane medio-grosse, tagliare a metà ed incidere la polpa lungo il confine interno della buccia. Partendo dalla fenditura che avete aperto col coltello, scavate la melanzana con un cucchiaio e conservate a parte lo scavo. Salate la melanzana svuotata della sua polpa, ribaltatela e lasciatela lì.

Nel fratttempo tagliate a dadini, rombini, stelline, striscioline o come volete, la polpa e mettetela in una padella dove avevate fatto un leggero soffritto di solo aglio (che avrete tolto quando ha incominato a dorare). Aggiungete passata di pomodoro Ortomio del Penny Market. Salate (pochissimo) e pepate.

 

Da qui in poi largo all’immaginazione. Sì, perché a questo punto potete davvero personalizzare quello che poi diverrà la farcia delle nostre melanzane imbottite. Potete metterci qualsiasi cosa. Io optato per capperi, olive e patate lesse.

Sì, la confezione di olive ricorda drammaticamente quella usata nella foto di questo articolo, in cui si parla di topi, feci e polvere… Ma ahimé, quando si parla di frode alimentare e schifezze varie è facile cadere nel pregiudizio, ma noi dell’armata D.O.D. sappiamo benissimo che il NON essere low-cost non è di certo garanzia di qualità. Non sempre le marche famose hanno prodotti “perfetti”. Anzi… è più facile che certi controlli (a sorpesa) vengano fatti nelle piccole-medio imprese poco più che artigianali piuttosto che nelle mega-giga-uber-ditte ultra potenti “che se chiudiamo noi licenziamo metà Paese”. E quindi boh, può essere che abbia mangiato delle olive fabbricate in strutture pieni di topi, feci e polvere…

Vabbé… una volta che avete fatto andare un po’ tutti gli ingredienti che vi piacciono (o che erano in frigo e avevano un’aria di chi sta per morire da un momento all’altro), potete procedere alla riempitura delle melanzane. Se non siete vegani e/o a dieta, potete aggiungerci un uovo per unire il tutto e parmigiano (o pecorino) come se non ci fosse un domani.

Io ci ho pure aggiunto delle striscioline di provola dolce della Land e, vi dirò, sono stata un po’ avara. La prossima volta ci vado giù un po’ più pesante.

Sgrattugiate, filo d’oilio e in forno per un bel po’. Fino a quando insomma non frigola tutto e si fa la crosticina croccante sopra.

Il punto è che erano così buone che mi veniva da piangere. Sarebbe venuto da piangere persino ad un bullo rockabilly dello Yoyogi Park a Tokyo.

Pensate siano buffi per via dei ciuffi e delle scarpe a punta? Il cazzo… questi qui fanno brutto davvero. Avevo un video che lo dimostrava ma YouTube mi ha cancellato il canale per questioni di copyright e robe brutte varie, ma anche se fanno brutto e indossano chiodi (giubbotti) di pelle, avrebbero comunque pianto per quanto erano buone le mie melanzane imbottite.

Prot.

p.s. abbiate la saggezza, per cortesia, di far raffredare un pochetto le melanzane prima di mangiarle. Ah, il giorno dopo riscaldate sono ancora più buone!

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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