Nella bottega del barbiere: tagliacapelli Dico

Nella bottega del barbiere: tagliacapelli Dico

COSA: Tagliacapelli

DOVE: Dico

MARCA: Dico

COSTO: 4.99 €

GIUDIZIO: 5/5

ATTENZIONE: quanto leggerete in seguito fa riferimento a fatti realmente accaduti. Potete scommetterci una palla (se siete un uomo), o un anno di shopping (se siete una donna).

Sì, lo so, è una becera battuta sessista, ma i Vanzina ci hanno fatto vent’ anni di cinepanettoni e svariati miliardi e poi a volte le battute sessiste fanno ridere, tipo davanti una partita condita da rutti, o al ristorante tra amiche la sera della festa delle donne. E fanno due…

Comunque, poco meno di vent’ anni fa io ed il mio amico Phil ci esponemmo finanziariamente per un investimento oculato: un tagliacapelli Grundig da 120mila lire, che ci scambiavamo periodicamente. Otto anni fa poi, per l’effetto congiunto di usucapione e matrimonio di Phil, ne sono diventato proprietario unico. Che macchina, ragazzi! Non mi (ci) ha mai tradito una volta!

In quattro lustri sarò ricorso al barbiere non più di dieci volte, perché la comodità di una bella rapata e la non voglia di perdere tempo a pettinarsi hanno sempre avuto la meglio.

La bottega del barbiere, però, mi manca, perché è luogo di formazione e simposio di saggi. Per dirne una: il mio barbiere dell’adolescenza, un meraviglioso incrocio tra Lino Banfi ed il direttore de “Il Tempo” Mario Sechi, mi fece spendere una follia dal dermatologo, perché a suo dire («so di cosa parlo è il mio lavoro») mi stavo rovinando i capelli con i troppi lavaggi. Interessante detto da uno che sperimentava sui propri clienti liquidi e gel per capelli fluorescenti. E vogliamo parlare dei dopobarba alla benzina? Quelli che dopo che te li spalmano hai la pelle vellutata come quella di Franco Baresi nel deserto col vento?

Naturalmente la dermatologa lo costrinse ad abiurare e i miei capelli sono ancora tutti lì bel belli.

Dopo un paio di tagli dal sosia di Don Mazzi (senza dimenticare lil suo predecessore, un ex pugile che ora fa il fruttivendolo…), sono passato di recente al barbiere del mio nuovo quartiere. Tuttologo tra i 60 e i 70 con capello impomatato, (tinto) tra il castano ed il biscardi. Il suo vero punto di forza però sono i presunti avventori. Funziona così: passi davanti alla vetrina per vedere se c’è fila, vedi che c’è e te ne vai. Ripassi dopo un’oretta e c’è sempre la stessa fila, allora ci provi «scusi, c’è molto da aspettare?». Lui, «No, no, sei il prossimo». Entri, ti siedi e capisci che gli altri non sono clienti, ma i commensali del simposio dei saggi.

Ora, ricordatevi la premessa: 11 febbraio 2011, c’è uno stato di facebook a testimoniarlo.

L’avventore-capo introduce l’argomento: qualcuno ha forzato il cancello della sua villetta per rubargli il trattorino che usava per falciare il prato. Sgomento e qualunquismo: «Sarà stato un extracomunitario», «Una volta il cancello potevi lasciarlo aperto e non succedeva niente», eccetera.

Poi il gruppo si ricompatta e parte con le indagini, soffermandosi sul movente: perché rubare un trattorino? Naturalmente vengono scartate ipotesi tipo: a) l’avrà rubato per rivenderlo, o b) lo terrà per sé.

Se avessimo voluto sorbirci delle banalità saremmo rimasti a casa.

Dopo prolungato e rispettoso dibattito (nel frattempo ero salito in poltrona, stupendomi dell’abilità con cui il mastro riusciva a tosarmi durante un briefing di Criminal Minds) rimangono aperte due piste. Qui aggiungo che non mi drogo e bevo alcolici eventualmente solo a cena, o dopo per digerire.

A) Il trattorino è stato usato per sfondare un bancomat;

B) il trattorino è stato messo (GIUROOOOOO!) di traverso in mezzo alla strada per bloccare il passaggio di un furgone portavalori da svaligiare.

Inutile che aggiunga quale ipotesi abbia vinto, in un tripudio di teste che annuivano soddisfatte.

La nostalgia per momenti come questo è stata però superata dallo sconforto per un episodio recente: un mese fa il tagliacapelli Grundig mi è caduto proprio nel punto in cui la legge di gravità è nella casa della legge di Murphy. Diagnosi lapidaria: costa più compralo nuovo.

Che fare? Scendo al Dico sotto casa, ricordando di averne visto uno ad un prezzo discount.

Sì, però così è troppo! «Scusi, sulla targhetta c’è scritto che il tagliacapelli costa 4.99€. È sbagliato vero?». No, era giusto, QUATTROENOVANTANOVE.

ecco la prova!

La prendo, ovviamente, costa meno della metà di un taglio, mal che vada mi faccio due risate. Poi mi assale uno scrupolo: magari prima la porto ad affilare, così rischio meno. E invece no, altrimenti la recensione non sarebbe credibile, la uso così com’è!

La confezione è ben fornita: quattro pettini da 3 a 12 mm, due flaconcini d’olio per la manutenzione, spazzolino e pettinino. Tutta in plastica, lame escluse, ma su questo, visto il prezzo, non si può proprio questionare.

E indovinate? Taglio assolutamente perfetto.

Avete mica visto in giro un brutto ceffo su un trattorino?

Spamma ovunque, dai!
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Sono nato quasi 40 anni fa, precisamente nel 1973 come "The dark side of the moon" dei Pink Floyd e "Selling England by the pound" dei Genesis, a Rimini. Laureato in psicologia, lavoro come educatore con disabili mentali, alleno una squadra di basket composta da ragazzi con handicap psichico e gestisco la comunicazione dei Crabs Rimini, la squadra di basket della mia città. Fino a pochi mesi fa non immaginavo di dover menzionare tra i miei tratti di personalità "discountismo compulsivo"...

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