Ovetto al fiorellino e contorno dei cari estinti

Fiorellino d’uovo con contorno di pomodorini e affetto per i nonni scomparsi

Per la ricetta di oggi non dovete far altro che rileggere tutto quello che ho scitto qui:

Come prima cosa trovate un vecchio con l’orto. Chiedete al prete, a vostra suocera, all’edicolante. Ogni comune ha una o più aree destinate ad orti per vecchi. Le riconoscete perché, oltre alle verdure, troverete tutta una serie di materiali edili, agricoli, immobiliari che potrebbero far sembrare il tutto una sorta di mini-discarica. Eh sì, i vecchi accumulano un po’ come i faraoni che si portavano ogni ben di dio nella tomba. L’unica differenza è che “i vecchi con l’orto” si portano dozzine di secchi bucati, beole, zappe rotte, falcetti arrugginiti, tapparelle, annaffiatoi senza manico, lastre di eternit… perché non si butta via niente.

Pomidori allo stato brado

Questa volta però, al posto di raccogliere le melanzane, raccogliete i pomodori. Non fatevi prendere dall’ingordigia. Cogliete solo quelli che sono rossi fosforescenti. Le piante di pomodoro figliano peggio dei conigli e dei cristiani ciellini benestanti. Per il fabbisogno di una coppia che non ha strani feticismi circa il pomodoro e la salsa di pomodoro, bastano dalle tre alle cinque piante per tutta l’estate. Potete metterle anche sul balcone, basta che ci sia luce.

Una volta nella vostra cucina non dovete far altro che tagliarli, metterli in un piatto e affettare qualche oliva verde o nera (meglio nere, ma io le avevo finite), cospargete di basilico e condite con le spezie Kania alle erbe italiche -potete così evitare di aggiungere troppo sale-, olio e glassa di aceto balsamico Deluxe.

Per le olive suggerisco le Baresa della Lidl. Con una postilla (oltre a quella contenuta nella recensione delle già citate olive): i mega giga barattoli ultra convenienti sono adatti, ovviamente, solo a chi consuma una grande quantità di olive. Ma veramente TANTE olive. Io amo le olive, io adoro le olive, io credo nelle olive eppure…  Li vedete quegli aloni che si vedono sul vetro. Credo siano alghe e credo che morirò di questo un giorno. Di mangiare merda? No, di essere un’orgogliosa, testarda permalosa che, nel momento in cui ha visto il giga-barattolo di olive in offerta al Penny Market, si è avventata nonostante i dubbi della parte razionale del mio cervello.

Non sono troppe? Sì, la giga-confezione è vantaggiosa, ma lo vedi quante sono?

Zitta noiosissima razionalità! Mi sono detta e ho acquistato svariati chili di olive che da mesi mi guardano nel frigo con le loro alghe e la loro salamoia stagionata. Che sono sicura si sia sviluppata una nuova civiltà là dentro – come sul dente di Lisa Simpson – e che un giorno mi uccideranno nella notte.

Per l’olio invece non bado a spese. Nel senso che ce l’ho gratis. Come? Uno dei pregi di avere il 50% del sangue lucano e svariati cugini degli zii dei nipoti dei fratelli che si chiamano tutti Mauro, Pasquale e Concetta, che vivono ancora in Basilicata è appunto quello di avere l’olio dal produttore al consumatore senza intermediari. Quando i miei nonni erano ancora in vita, prendevano svariati litri di olio e lo distribuivano ai figli che a loro volta lo distribuivano ai nipoti. Ora che i nonni non ci sono più abbiamo deciso di portare comunque avanti la tradizione.

Una volta affettate le olive e i pomidori. Un volta condite con le spezie e l’olio, aggiungeteci il basilico. Guai a voi se spendete 2-3 euro per la confezione di basilico israeliano “reciso” dell’Esselunga. Guai a voi! Indipendentemente dal fatto che potreste optare –per ragioni politiche– l’idea di boicottare i prodotti israeliani, qua non c’entra. Stiamo parlando di logica. Mollate giù quella quattro foglie di basilico del cazzo e andate a prendervi una pianta nel reparto “piante”. Ok? Guarda un po’ te, se ti devono far arrivare il basilico da Israele, ma ti sembra?!?

Mischiate tutto e avete il contorno.

Vi piace? L’ho fatto io!

Ora andiamo ad occuparci del protagonista di questo piatto. L’uovo al fiorellino. Ho acqusitato per 1,99 € alla Lidl, questa simpatica formina di silicone a forma di fiorellino per fare frittatine, crepes, pancake e quello che volete a forma, per l’appunto, di fiorellino. Carino, neh? Kawaii!!!

Forse ho esagerato con la margarina. Forse.

Ed è tutto molto semplice. Prendete uno o più uova. Mettete margarina (ok per vegetariani) o burro (non-ok per vegetariani*) ungete la padella, posizionate il fiorello di silicone, rompete l’uovo e fatelo cadere all’interno del recinto.

Salate e pepate o speziate con il mix di spezie Kania alle bacche di rosa. E aspettate che cuocia.

Non fate il mio stesso errore. Dal momento in cui ho messo troppa margarina e ho unto tutta la padella e non solo l’area di pertinenza, mano a mano che la cottura dell’uovo procedeva indisturbata, intorno sembrava di assistere ad una qualche esplosione catastrofica di un qualche vulcano infernale. La margarina, impazzita e rovente, oltre a saltellare come dei monaci shaolin, stava cominciando a bruciare e allora cosa ho fatto?

Ho preso il fiorello da quella sorta di manico-levetta e ho cominciato a far girare l’uovo per la padella cercando di sedare la margarina impaziente ed il risultato è stato questo:

‘na schifezza

Come si dice? Ho rotto l’uovo nel fiorellino. Però vabbé… potete intuirne lo stesso la forma. No?

Per concludere il tutto, servite accompagnando con scaldatelli (una sorta di taralli con i semi di finocchio) della Basilicata.

Sì, perché da noi funziona un po’ come con i mercanti d’armi. Che ne so… Israele ti compra un tot di aerei da guerra (e i varesini esultano perché è un chiaro segnale che l’economia si sta risollevando e i politici barzotti giubilano ed eiaculano per la vendita di trenta M346 ad Israele. Magari servono per portare il basilico fresco all’Esselunga tuti i giorni, no? NO!) e tu gli regali qualche centinaio di mine anti-uomo. Funziona così, un po’ come quando al posto del resto dal tabaccaio prendi le Goleador. Ecco.

Nella mia famiglia funzionava che insieme all’olio arrivano sempre gli scaldatelli. Che se si chiamano così è perché un pochetto il cuore te lo scaldano.O almeno, a me lo scaldano, perché un pochetto i nonni mi mancano, ora che non ci sono più.

Badate bene, lettori, badate bene che se avete ancora nonni in vita gli dovete volere bene ok? Anche se guardano Rete4 e non apprezzano i vostri tatuaggi.

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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