Willianbrau: follow the yellow brick’s road.

Willianbrau: follow the yellow brick’s road.

 

Cosa: FIUMI DI BIRRA

Nome: Willianbrau

Costo: 0,59 €

Dove: Todis

Giudizio: 3/5

Una volta un mio amico mi ha detto che casa mia era un centro sociale. Ai tempi avevo quindici anni ed ero gentilemente ospitata dai miei genitori che, stoicamente, accettavano senza troppo disagio, un esercito di adolescenti che invadevano la casa ogni domenica pomeriggio e svuotavano il frigorifero, riuscendo a finire teglie di parmigiana, zucchine ripiene e quant’altro mia madre avesse avuto l’ingenuità di non nascondere a dovere.

A me un po’ questa cosa m’è rimasta. E anche se il killer clown gigante all’ingresso e l’accetta appesa al camino, potrebbero far pensare il contrario, credo di essere una persona molto ospitale. Ergo, ogni volta che vado a fare la spesa compro una cassa di birra perché “non si sa mai”.

Il problema numero uno è che ho amici che bevono davvero tanta birra e frequento posti in cui sul programma della serata (dopo il nome e prima delle band), scrivono grosso grosso “FIUMI DI BIRRA”. E non va bene… perché se mi dici “FIUMI DI BIRRA” io penso ad una sorgente che diventa un torrentello, per poi diventare un fiumiciattolo che poi diventa una foce (a delta o ad estuario!) che si buttano in un lago di birra. Se però questa sorgente, questo torrentello, questo fiumiciattolo, mi finiscono in una spina della birra da 4 € al bicchiere, mi fa più pensare ad un acquedotto in tempo di siccità. Ma a parte i fiumi di birra….

Il problema numero due è che in caso di urgenza, posso contare solo sul Todis, che è un discount fico per tante cose, ma carente quando si tratta di birra. Per prima cosa è colpevole di vendere parecchia birra nella plastica (ABOMINIO) e poi di avere quei barilotti del cazzo di BitBurger che vanno tenuti giorni in frigo (togliendo spazio alla parmigiana e alle zucchine ripiene) e fanno più schiuma che birra, quando cerchi di spinarla.  Che sia buona o meno, la birra merita di essere servita degnamente -quando per “degnamente” intendo la latta da mezzo litro, mica il bicchiere che ricorda la coppa del mondo dell’Hoegarden. Quindi: NO PLATICA E NO BARILOTTI DEL CAZZO!

Al Todis di birra ignorante c’hanno solo la DAB, la BITBURGER e la WILLIANBRAU. E COSTANO TROPPO!!! TROPPISSIMO. Cioè sopra i 50 cent a latta e direi che è una vergogna.

Compro la WILLIANBRAU perché tra le tre è quella che costa di meno e poi perché c’è parecchia scelta: c’è la chiara normale, la weisse, la doppio malto, quella al limone e quella analcolica. Scartando con disprezzo quella analcolica, prendo le altre e le allineo sul mio tavolo e ci faccio una foto. Che dire… che tripudio, che abbondanza. Le latte sono decorate da simpatici disegnini per ogni tipologia di birra (non capisco il ciclista su quella al limone, ma bon… cazzi loro!) e mi viene proprio da pensare ai tanto vituperati FIUMI DI BIRRA. Ma sono una persona seria e so -SO DI PER CERTO- che per fare una recensione come si deve, bisogna degustare la birra lentamente, come Dorothy che segue il sentiero dai mattoni dorati per raggiungere il Mago di Oz e poter tornare nel Kansas con quei zoticoni vegliardi dei suoi parenti (che culo!).

E niente… procediamo allora per questo magico sentiero dorato!

La Willianbrau chiara è una birra del tutto inutile, ne’ buona, ne’ cattiva che vabbé…

La Willianbrau weisse non è male, ma sembra una weisse piuttosto allungata. Non lascia quella sensazione di pesantezza tipica di altre birre analoghe (ma solo a me mi gonfiano da morire, mi fanno fare un sacco di rutti e mi riempiono come se avessi partecipato ad una gara di COMPETITIVE EATING?)

E poi c’è la doppio malto SUPER FORTE a 8,9°. Imbevibile. Soprattutto se è sette ore che bevi birra chiara normale. Troppo spesso la birra doppio malto (low-cost e non…) seppur servita freddissima, lascia quella sensazione di birra calda e sgasata, dal sapore ferroso e un pochetto schifido che mi porta spesso ad assicurarmi che qualcuno non ci abbia buttato cenere e mozzicone, improvvisando un posacenere con la lattina. (Capita… ohssì…se capita!).

Quella al limone non ho avuto il coraggio di assaggiarla. Ne ho sentito solo l’odore chimico di detersivo dei piatti e ho avuto paura. L’ha bevuta un mio amico però e l’ha pure finita. Però anche lui beveva da ore e ore e ore e mi sa che avevamo tutti i sensi adombrati dalla birra.

E quindi? Che recensione inutile, direte voi… Ed io che posso fare se non darvi ragione?

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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