Mayonese (NON) VITA D’OR

Mayonese (NON) VITA D’OR:

L’olio di colza, il sospetto e la internet.

80% Olio di colza. Yum!

Cosa: Mayonese

Nome: Vita D’or

Dove: Lidl

Costo: 1,99 €

Giudizio: 0/5

A far la spesa bisogna stare veramente attenti. Tipo che dovremmo tutti avere uno di quei telefoni intelligenti che vanno sulla internet  (no, che qualche giorno fa mi è arrivata una mail da un fantomatico esperto in comunicazione che m’invitava a firmare una petizione contro la SOPA e tutte quelle porcate lì, dicendomi che l’internet è libera. Scritto così “l’internet è libera!”. ) Dicevo, che quando vai a fare la spesa, non bisogna mai MAI distrarsi un secondo, perché potresti correre il rischio di portarti a casa un barattolo da 500 ml di mayonese Vita D’or con su scritto, bene in evidenza, che è composta dall’80% di olio di colza e poi che non contiene conservanti.

Ora se è scritto in verde (appena prima dell’assenza di conservanti) con una simpatica “V” di marcazione, atta ad attirare la tua attenzione, vuol dire che è qualcosa di positivo. Cioè che l’addetto al packaging Vita D’Or, ha ben pensato di mettere in evidenza il fatto che questo 500 ml di mayonese siano composti per l’80% di olio di colza, perché lo ritiene un pregio come quello, per l’appunto, di non avere conservanti. (Che poi la gente muore e non si decompone più a causa dei conservanti. Me l’ha detto lo scavafosse del cimitero dove riposano i miei nonni. Giuro.)

Olio di colza… l’ho già sentito. Mi dico. E se avessi un cellulare fico che va sulla internet, farei una ricerca e chiederei a Wikipedia dove e perché ho già sentito parlare di olio di colza. Ma è troppo tardi, ho già comprato la mia mayonese, l’ho messa sul tavolo e sto per mangiare delle patatine fritte con quintali di merda gialla, come direbbe Vincent Vega in Pulp Fiction. Sì, voglio sommergere le mie patatine di merda gialla, ma questo olio di colza qui… a me mi mette l’ansia.

L’uomo di casa dice che non ha nessuna intenzione di mangiare della mayonese che ha dentro l’80% di olio di colza, che serviva ad accendere i lampioni nell’800, a far andare i motori durante la guerra e, al limite, se trattato a dovere, far andare i motori diesel degli ingegneri fricchettoni ambientalisti che osano sfidare le Sette Sorelle del Petrolio. Ma non certo per mangiarlo. Dice che in Spagna ci sono scappati i morti, per l’olio di colza.

Allora, al posto di sommergere le mie patatine fritte di merda gialla, opto per un timido stronzetto sul bordo del piatto ed inzuppo timida, la punta delle patatine e assaggio: non sa di niente. Ma proprio nulla. Affondo un po’ di più il tubero fritto e assaggio: nulla. Non sa di niente, ma niente niente.

Finisco le patatine con il tradizionalissimo ketchup (sulla confezione c’è un pomodoro che ha il cappello di Alberto Castagna, prima dell’infarto, quando faceva Stranamore) e vado sulla internet ad informarmi se ho rischiato la vita in cambio di una mayonese che non sa di nulla.

Ne emerge che…

Sì, in Spagna ci sono stati i morti e gente che è rimasta disabile a cauda dell’olio di colza, ma non era direttamente colpa dell’olio in questione ma di:

IPOTESI UNO

Le ditte che commerciavano olio di colza, vendevano olii industriali spacciandoli per alimentari;

IPOTESI DUE

La Bayer aveva prodotto un pesticida, usato sui campi di colza, che era decisamente tossico.

IPOTESI TRE

La Bayer ha fatto il pesticida tossico e le aziende hanno venduto dell’olio di colza tossico ed industriale, come se fosse alimentare.

Ne emerge anche cho l’olio di colza fa schifo, perché è ricco di un certo acido erucico, che ad alte temperature diventa tossico, ma per fortuna ci sono gli OGM!!! e infatti gli scienziati, mi han preso il seme di Brassica Napus, me l’hanno modificato geneticamente e m’hanno fatto un olio di colza transgenico (e l’han chiamato “Olio Canola”  da Canadian Oil) che ha meno acido erucico e quindi non fa poi così male. Ma fa schifo. E su questo non ci sono dubbi.

D.O.D. SCONSIGLIA L’ACQUISTO DELLA MAYONESE VITA D’OR E CONSIGLIA:

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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