Linea McEnnedy [Lidl] e l’ottuso americanismo d’accatto.

McEnnedy:

E l’ottuso americanismo d’accatto low-cost

Per questioni che non sto a spiegarvi, guardo spesso film asiatici che sono generalmente più lenti, più pesi, più violenti, più poetici, più bizzarri e soprattutto più belli di quelli a cui ci hanno abituato. Ciò che mi piace in particolar modo di questi film è che ti fanno scoprire parecchie cose sulla vita di tutti i giorni dei nostri amici coreani, giapponesi o cinesi.

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Che poi, da babba di minchia che sono, mi piace pensare che il cinema sia un un certo senso lo specchio di una nazione. Credo dunque, che se Kim Ki Duk nei suoi film, potrebbe sembrare che non mostri alcun rispetto nei confronti dei pesci e delle donne*(che sono spesso e volentieri delle prostitute), ciò mi fa pensare che i coreani tutti, siano in buona parte dei carnivori misogeni. Perché io, quel patto tra regista e spettatore, quella roba sulla sospensione d’incredulità, la prendo davvero sul serio. Tutto ciò che mi mostri è vero nel momento in cui lo fai. Finito il film, bom… ma durante la proiezione, che siano unicorni o scimmie coi brillantini, a me va bene uguale. IO CI CREDO.

E infatti penso pure che se due ragazzine (che si prostituiscono)ad una certa si siedano a lato della strada, perché hanno proprio voglia di rosicchiare una zampa di porco (La Samaritana)  è perché forse è così che si fa in Corea. Forse, in Corea, non c’è niente di male nel vedere due minorenni per strada, che ciucciano piedi di porco caramellati, infilazati sui bastoncini dello zucchero filato!

Eppure non è della Corea che devo parlare, ma bensì dell’America.

Sì, perché quando i film asiatici fanno schifo (soprattutto nel finale) quello che ci viene sempre da dire è “Hanno voluto fare gli americani”.

Maledetti sceneggiatori americani che non sanno mai finire le cose, a par misura dei presidenti con le guerre, mi sembra.

FINE PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

E poi c’era quell’estate in cui, in radio, ho sentito la canzone più brutta del mondo, e cioè “Tu vuò fa’ l’ammerigano” remixata e frastornata da mille trombette fastidiose. L’ho sentita e ho pensato fosse così brutta che NO, non poteva diventare il tormentone dell’estate. E che diamine! Poi per ragioni che non vi sto a spiegare, ho fatto un certo lavoro che mi portava nelle discoteche e lì ho scoperto che quell’orribile canzone, non solo la mettevano su più e più volte, ma OGNI SINGOLA VOLTA, veniva accolta da un corale “UUUUUUH” e tutti ballavano di più e gente, che era momentanemente impegnata a far nulla, correva verso la pista dicendo “UUUUUUH! Questa non me la devo perdere!” Come se fosse un bus che passa ogni 15 minuti.

E allora m’è venuto in mente l’espressione “Non facciamo gli italiani, eh?”.

TERZA PARTE

C’era una volta MTV che si chiamava così, perché voleva dire MUSIC TELEVISION, ma adesso di musica non ne fanno più, fanno solo robe tipo reality o docu-fiction di ragazzine che rimangono incinte giovanissime o di ragazzini ciccioni che devono dimagrire.

Una volta ho visto una puntata di Teen Mom, in cui una teen mom rimproverava il teen dad, perché mangiava sempre la pizza. Diceva che la pizza è spazzatura e basta junk food, bisogna anche cucinare ogni tanto e mangiare roba genuina. Peccato però che, intanto che strillava, era intenta a spruzzare del FORMAGGIO SPRAY dentro ad una teglia per fare la lasagna.

CONCLUSIONE

Il senso di tutto ciò è che, sebbene non riesca a capire come gli Stati Uniti possano tutt’ora rappresentare la cultura dominante mondiale, dal momento che non sanno fare più film e c’hanno il formaggio spray e i bambini obesi e le teen mom come se piovesse e pure i Cattolici Evangelisti e Sarah Palin… Sebbene non riescano a finire una gueraaa, sebbene, sebbene, sebbene… Noi tutti vogliamo comunque fare gli americani! O almeno… alcuni di noi.

Per fortuna che ci vengono incontro i tedeschi! ….della LIDL, con l’interessante linea di prodotti McEnnedy.

Io ho comprato i biscotti americani (di cui ho parlato qui), il composto per fare i pancake (che sono diamine pancake e non “frittelle” come perseverano a tradurre nei film ammerigani, al pari della mostarda negli hot dog), e i bagels ai semini di sesamo.

Composto per pancake.

pancakes - 1,49€ - lidl

Una stronzata. A parte che non comprendo cosa ci sia di complicato di mescolare latte, uova e farina per fare crepes e pancake. Non vedo proprio il bisogno di comprare un composto già fatto a cui bisogna aggiungere comunque delle uova. Sì, la farina sporca, fa i grumi e cheppalle, però vabbé…. la difficoltà nella crespella-crepes-pancake, sta solo e soltanto nella prima che viene sempre brutta, deforme e troppo unta, ma dopo il primo aborto nella padella, la seconda-la terza-et via… vengono senza grossi problemi.

Contando poi, che il flacone di composto per pancake McEnnedy, costa 1,49€ (versus uova, latte e farina che grazie a iddio sono ancora abbordabili per noi poveracci…) e che con suddetto flacone, non ti vengono fuori più di una decina di pancake (compreso il piccolo aborto del principio). No, non vale la pena.

Bagels - 0,99€ - lidl

Bagels

La verità è che non ho fatto in tempo ad assaggiarli, immobilizzata dall’abulia e dall’incapacità di scegliere se farcirli col dolce o il salato. Ogni volta che aprivo la dispensa e li vedevo lì, nella loro confezione semina semini di sesamo, per nulla pratica… mi facevo attanagliare dal dubbio e dall’incertezza. Dovevo forse mangiarli con la finta-nutella Dolciando&Dolciando dell’Eurospin? Ma c’è il sesamo! E il sesamo è pure sugli hamburger del McDonald’s! Dovevo forse mangiarli col salato? Ma cosa? Non mangio carne e mica c’avevo voglia di grigliare una zucchina per mangiarla in una ciabella. E poi quel buco in mezzo… come gestirlo?

Vabbé alla fine, intanto che m’interrogavo sul senso del bagel, l’uomo di casa se li è mangiati tutti e ha detto:”Sono queste le robe che devi recensire, mica le altre puttanate…” Ok. Lo faccio. Recensisco i bagel che non ho mangiato, ma che -mi dice la regia- siano molto molto buoni e che costano solo 99 centesimi.

 

*non voglio fare alcuna polemica di stampo femministico cagacazzico, però è innegabile che se così non fosse, Kim Ki Duk non avrebbe mai inserito nella sceneggiatura di The Isle la scena dell’esca pluriuncinata, lì, dove non si dovrebbero infilare robe uncinate.

D.O.D. CONSIGLIA

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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