Lo strano caso di ICE TEA

Lo strano caso di ICE TEA, Té svizzero alla puzza di piedi

über alles

Cosa: Thé alla pesca

Nome: Ice Tea

Dove: Otto (CH)

PREFAZIONE: Una volta un’amica, nel suo periodo di crisi nera, mi ha proposto di fare un corso di joga. Io sono, per osmosi, istantaneamente entrata nel mio periodo meditativo e ho scoperto quanto sia difficile per me rilassare i muscoletti ridicoli delle palpebre.

SVOLGIMENTO:

Rituffandomi in terra straniera, dove Lele Mora nasconde i soldi e dove io la mattina faccio volentieri un piano di scale per andare a recuperare la posta, rubando quasi 4 minuti al mio datore di lavoro per una sigaretta non autorizzata, mi imbatto in uno dei volantini acchiappa tutto di un discount.

È amore a prima vista: vengo letteralmente rapita (potere del brand!) dal logo di Otto’s, ipermercato e pure di più (si trovano le carote, ma anche i comodini e –udite udite – i tappeti elastici).

La font cicciotta della scritta sdrammatizza l’indice imperativo, puntato verso l’alto quasi a dire “guai a voi”. Mi ha fatto un po’ paura, ma soprattutto ridere: è una roba nazista, ma a fumetti. Apro, indago, scopro la sede più vicina e decido di dedicare una pausa pranzo all’evitarmi la maledizione del dito indice.

A parte un terribile senso di smarrimento per la iper-gigantezza del luogo, passeggio tra gigantissimi scaffali, socializzo con marche mai viste e compro qualcosa che mi serve subito: ho sete e voglia di zuccherini, quindi scelgo il tè alla pesca della marca che non ha marca, che non ha niente, manco un nome, perché si chiama solo “ice Tea” e, sotto “pesca” scritto nelle tre lingue.

Il prezzo è notevole: 55 centesimi di franco (più o meno 40 centesimi di euro), soprattutto se pensate che il brik non è come quello “nostro” piccolo da 20 cl, ma da 33, come una lattina vera.

“Glu Glu” penso. Dopo un minuto e mezzo penso “sput sput”. Un tè alla pesca che non sa di pesca, che non sa di tè, che non sa di acqua, e che mi ricorda comunque qualcosa di già conosciuto.

Sì: uno schifo. Indice in su? Pollice in giù! Amarino, acidino, e anche a fare un altro sorso resta la sensazione di avere in bocca una cosa che ti fa venire più sete (e va beh capita) e che ti toglie anche la saliva dalla bocca, una strana proprietà per una cosa fatta di acqua. Poi, le papille gustative trasmettono chissàdove a chissàcosa e ci arrivo: assomiglia alla puzza di piedi.

Tipo quando sei in vacanza e ti sei dimenticato i calzini, ma affrontati lo stesso il sentiero di montagna con le scarpe da tennis.

E poi, l’illuminazione finale: somiglia alla puzza di piedi, sì, ma per l’esatto paragone devo tornare al corso di joga.

CONCLUSIONE: Quando facevo joga, c’era una ragazzo (l’unico uomo del gruppo) che per tre interi mesi di corso è sempre venuto con le stesse scarpe, e al nostro ritorno nello spogliatoio dopo la lezione (e gli incensi dilaganti) le suddette avevano sprigionato un olezzo strano e schifoso misto di cracker e acido muriatico. Il nostro beneamato te alla pesca assomiglia davvero molto a quell’odore: forse non lo compro più.

D.O.D CONSIGLIA

Spamma ovunque, dai!
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Carlotta

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