Levasmalto Miss Broadway: Semantica e Paranoia

Levasmalto Broadway: Semantica e Paranoia

Whoooo are you? Who-who-who?

Se una roba si chiama levasmalto e NON leva lo smalto, penso sia un problema di semantica. Cioè questi “segni”: L – E – V – A – S – M – A – L – T – O, in questo ordine non significano ciò che mi verrebbe naturale pensare. Forse “levasmalto”, per quanto possa apparire una parola composta da “levare” e “smalto”, non sta a significare che quella cosa poi effettivamente abbia lo scopo di togliere lo smalto dalle unghie. Magari è come un nome di battesimo o un cognome. Non è che perché uno si chiama… che ne so… Adriano Pappalardo poi vuol dire che la sua alimentazione sia interamente composta da grasso di origine animale. Mi viene da pensare allora che “LEVASMALTO BROADWAY” sia come dire Mario Rossi. Detto ciò, mi rimane da capire cosa sia questo Mario Rossi / Levasmalto Broadway. Analizziamo la cosa: E’ una boccetta di plastica trasparente e maleodorante (non me ne frega un emerito se c’è dentro l’olio di mandorle dolci… puzza. Puzza comunque!) con delle grafiche che si presuppone piacciano alle donne. Viene venduta alla COOP e nei supermecati della grande distribuzione nel reparto cosmetici (sotto gli smalti e di fianco i solventi per unghie) e non toglie lo smalto. Cioè… se ti sforzi e impieghi circa dieci minuti per unghia, lo toglie, ma lì mi sa che è più una questione di attrito che di chimica. Scopro che se ne parla su internet (come tutto d’altronde) che altre donne lo usano effettivamente come levasmalto e che ne parlano bene.
Conclusione
Sono sempre e comunque SOLA, contro un mondo di donne internaute e recensore che glorificano i prodotti di cui voglio parlare male. Perché non sono come loro? Perché su www.unghiefashion.it parlano bene del levasmalto che non leva lo smalto? E’ un problema mio? Del mio smalto? Delle mie unghie? Del mio cotone idrofilo? Eh? Eh?

D.O.D CONSIGLIA

Spamma ovunque, dai!
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Valeria Disagio

Valeria nasce un lunedì di pioggia del novembre del 1982 a Varese. Diventa "Valeria Disagio" sull'orlo estremo tra l'adolescenza e l'età adulta. Ha esordito giovanissima con il romanzo "Casseur: la lotta, l'ebbrezza e la Città Giardino". Poi ha perso parecchio tempo nella precarietà del lavoro e nell'inquietudine politica. Ha scritto molti racconti, pamphlet e poesie. Ha gestito un blog - da cui è nato il libro "Discount or die" edito dalla Nottetempo - ha curato fanzine e cantato in collettivi punk. Ha intenzione di continuare a fare tutto questo.

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